Guardando a Maria

Carissimi,
per quanto possiamo cercare di immaginare Maria SS., mai ci riusciremmo a farlo se non ci venisse in aiuto Gesù e gli scritti della mistica Maria Valtorta. Anche quest’oggi vi invito quindi a leggere quanto segue con la massima attenzione ed il massimo amore possibile. Trattandosi di un testo piuttosto lungo, trascrivo solo una prima parte e poi proseguo col tutto nel solito riquadro qui a fianco.
 
Buona domenica.
La Pace sia con voi.
Giovanna

 

30 novembre 1945.

 

Gesù deve avere lasciato la città di Cesarea di Filippo alle prime luci del mattino, perché ora essa è già lontana coi suoi monti e la pianura è di nuovo intorno a Gesù, che si dirige ver­so il lago di Meron per poi andare verso quello di Gennezaret. Sono con Lui gli apostoli e tutti i discepoli che erano a Cesa­rea. Ma che una carovana così numerosa sia per la via non fa stupore a nessuno, perché altre carovane si incontrano già, di­rette a Gerusalemme, di israeliti o proseliti che vengono da tutti i luoghi della Diaspora e che desiderano sostare per qual­che tempo nella Città Santa per sentire i rabbi e respirare a lungo l’aria del Tempio. Vanno lesti sotto un sole ormai alto ma che non dà ancora noia, perché è un sole di primavera che scherza con le fronde novelle e con le ramaglie fiorite e suscita fiori, fiori, fiori da ogni parte. La pianura che precede il lago è tutta un tappeto fiorito e l’occhio, volgendosi ai colli che la circondano, li vede pezzati dei ciuffi candidi, tenuamente rosei, o rosa deciso, o ro­sa quasi rosso, degli svariati alberi da frutto, e, passando pres­so le rare case dei contadini o presso le mascalcie seminate per la via, la vista si rallegra sui primi rosai fioriti negli orti, lungo le siepi o contro i muri delle case.

«I giardini di Giovanna devono essere tutti in fiore», osser­va Simone Zelote.

«Anche l’orto di Nazaret deve parere un cesto pieno dì fiori. Maria ne è la dolce ape che va da roseto a roseto e da questi ai gelsomini che presto fioriranno, ai gigli che già hanno i bocci sullo stelo, e coglierà il ramo del mandorlo come sempre fa, anzi ora coglierà quello del pero o del melograno per metterlo nell’anfora nella sua stanzetta. Quando eravamo bambini le chiedevamo ogni anno: “Perché tieni sempre lì un ramo di albero in fiore e non ci metti invece le prime rose?”; e Lei rispon­deva: “Perché su quei petali io vedo scritto un ordine che mi venne da Dio e sento l’odore puro dell’aura celeste”. Te lo ri­cordi, Giuda?», chiede Giacomo d’Alfeo al fratello.

fiori-di-mandorlo.jpg

«Si. Me lo ricordo. E ricordo che, divenuto uomo, io atten­devo con ansia la primavera per vedere Maria camminare per il suo orto sotto le nuvole dei suoi alberi in fiore e fra le siepi delle prime rose. Non vedevo mai spettacolo più bello di quella eterna fanciulla trasvolante fra i fiori, fra voli di colombi…».

«Oh! andiamoci presto a vederla, Signore! Che veda anche io tutto questo!», supplica Tommaso.

«Non abbiamo che affrettare la marcia e sostare ben poco, nelle notti, per giungere a Nazaret in tempo», risponde Gesù.

«Mi accontenti proprio, Signore?».

«Si, Tommaso. Andremo a Betsaida tutti, e poi a Cafarnao, e li ci separeremo, noi andando con la barca a Tiberiade e poi a Nazaret. Così ognuno, meno voi giudei, prenderemo le vesti più leggere. L’inverno è finito».

«Sì. E noi andiamo a dire alla Colomba: “Alzati, affrettati, o mia diletta, e vieni perché l’inverno è passato, la pioggia è fi­nita, i fiori sono sulla terra… Sorgi, o mia amica, e vieni, co­lomba che stai nascosta, mostrami il tuo viso e fammi sentire la tua voce”».

 «E bravo Giovanni! Sembri un innamorato che canti la sua canzone alla sua bella!», dice Pietro.

«Lo sono. Di Maria lo sono. Non vedrò altre donne che sve­glino il mio amore. Solo Maria, l’amata da tutto me stesso».

«Lo dicevo anche io un mese fa. Vero, Signore?», dice Tom­maso.

«Io credo che siamo tutti innamorati di Lei. Un amore così alto, così celestiale!… Quale solo quella Donna può ispirarlo. E l’anima ama completamente la sua anima, la mente ama e am­mira il suo intelletto, l’occhio mira e si bea nella sua grazia pu­ra che dà diletto senza dare fremito, così come quando si guar­da un fiore… Maria, la Bellezza della Terra e, credo, la Bellezza del Cielo…», dice Matteo.

 «É vero! É vero! Tutti vediamo in Maria quanto è di più dol­ce nella donna. E la fanciulla pura, e la madre dolcissima. E non si sa se la si ama più per l’una o l’altra grazia…», dice Filippo.

 «La si ama perché è “Maria”. Ecco!», sentenzia Pietro.

Gesù li ha ascoltati parlare e dice: «Avete detto tutti bene. Benissimo ha detto Simon Pietro. Maria si ama perché è “Ma­ria”. Vi ho detto, andando a Cesarea, che solo coloro che uni­ranno fede perfetta ad amore perfetto giungeranno a sapere il vero significato delle parole: “Gesù, il Cristo, il Verbo, il Figlio di Dio e il Figlio dell’uomo”. Ma ora anche vi dico che c’è un altro nome denso di significati. Ed è quello di mia Madre. Solo coloro che uniranno perfetta fede a perfetto amore giungeran­no a sapere il vero significato del nome “Maria”, della Madre del Figlio di Dio. E il vero significato comincerà ad apparire chiaro ai veri credenti e ai veri amorosi in un’ora tremenda di strazio, quando la Genitrice sarà suppliziata col suo Nato, quando la Redentrice redimerà col Redentore, agli occhi di tutto il mondo e per tutti i secoli dei secoli».  (Segue nel riquadro dedicato ai Cantucci di Maria)

 

(Fonte: Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, Vol. V, cap. 346, ed. CEV)

Guardando a Mariaultima modifica: 2011-03-06T08:10:09+01:00da dio_amore
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento