21/02/2012

IL CANTUCCIO DI MARIA – MARIA MADRE DELLA CHIESA

Carissimi,
è ancora dalla bocca di Gesù che apprendiamo che Maria è stata da Lui stesso dichiarata Madre della Chiesa.

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[...]  Ora è rinfrescato, ordinato, perché con la mano umida si è ravviato anche i capelli e la barba e, mentre il primo raggio di sole fa del prato una stuoia diamantata, va a destare gli apo­stoli e le donne. Le une e gli altri stentano a destarsi, stanchi come sono. 
 
Ma Maria è desta, tenuta immobile soltanto dal bambino che le dorme avviticchiato al petto, con la testolina sotto il mento di Maria. E la Madre, vedendo apparire sulla soglia dell'antro il suo Gesù, gli sorride coi suoi dolci occhi celesti, colorandosi di rosa per la gioia di vederlo. E si libera del bambino, che fri­gna un poco nel sentirsi mosso, e si rizza e va da Gesù col suo tacito passo lievemente ondeggiante di colomba pudica.
 
 «Dio ti benedica, Figlio mio, in questo giorno». 

«Dio sia con te, Mamma. Ti è stata rigida la notte?». 

«Affatto. Anzi, ben felice. Mi pareva di aver Te piccino fra le braccia... E ho sognato che come un fiume d'oro ti uscisse dalla bocca, suonando un suono di una dolcezza che non si di­ce, e una voce dicesse,... oh! che voce!: "Questa è la Parola che arricchisce il mondo e dà beatitudine a chi l'ascolta e l'obbedi­sce. Senza limite nella potenza, nel tempo e nello spazio, Essa salverà". Oh! Figlio mio! E sei Tu, la mia Creatura, questa Pa­rola! Come farò a viver tanto e a fare tanto da poter ringrazia­re l'Eterno di avermi fatta Madre tua?». 
 
«Non ti metter pensiero di ciò, Mamma. Ogni battito del tuo cuore appaga Dio. Tu sei la vivente lode a Dio, e sempre lo sarai, Mamma. Tu lo ringrazi da quando sei...». 
 
«Non mi pare di farlo a sufficienza, Gesù. É così grande! Così grande ciò che Dio mi ha fatto! Che faccio io, infine, di più di quello che facciano tutte quelle buone che sono come Me tue discepole? Diglielo Tu, Figlio mio, al Padre nostro che mi dia modo di ringraziarlo come il dono merita». 
 
«Madre mia! E credi che il Padre abbia bisogno che Io chie­da questo per te? Egli ti ha già preparato il sacrificio che tu dovrai consumare per questa lode perfetta. E perfetta sarai quando lo avrai compiuto...».
 
«Gesù mio!... Comprendo ciò che vuoi dire... Ma sarò capa­ce di pensare in quell'ora?... La tua povera Mamma...». 
 
«La beata Sposa dell'Amore eterno! Mamma, questo sei. E l'Amore penserà in te». 
 
«Tu lo dici, Figlio, e io mi riposo sulla tua parola. Ma Tu... prega per me, in quell'ora che nessuno di questi capisce... e che è già imminente... Non è vero? Non è forse vero?». 
 
Dire l'espressione del volto di Maria mentre ha questo dia­logo è impossibile. Non c'è scrittore che possa tradurla in pa­rola senza sciuparla con sdolcinature o tinte indecise. Solo chi ha cuore, e cuore buono, pur essendo cuore virile, può dare mentalmente al volto di Maria l'espressione reale che ha in questo momento.
 
Gesù la guarda... Altra espressione intraducibile in povera parola. E le risponde: «E tu prega per Me nell'ora della mor­te... Sì. Nessuno di questi capisce... Non è colpa loro. É Satana che crea i fumi perché non vedano, e siano come ebbri e non intendano, e perciò impreparati... e più facili ad essere piegati... Ma Io e te li salveremo nonostante l'insidia di Satana. Sin da ora te li affido, Madre mia. Ricordati queste mie parole: te li affido. Ti do la mia eredità. Non ho nulla sulla Terra fuorché una Madre, e questa l'offro a Dio: Ostia con l'Ostia; e la mia Chiesa, e questa l'affido a te. Sule Nutrice. Poco fa pensavo in quanti, nei secoli, sarà rivivente l'uomo di Keriot con tutte le sue tare. E pensavo che uno che non fosse Gesù lo respingereb­be, questo essere tarato. Ma Io non lo respingerò. Sono Gesù. 
 
Tu, nel tempo che resterai sulla Terra, seconda a Pietro come gerarchia ecclesiastica, egli capo e tu fedele, prima a tutti come Madre della Chiesa avendo partorito Me, Capo di questo Corpo mistico,tu non respingere i molti Giuda, ma soccorri e insegna a Pietro, ai fratelli, a Giovanni, Giacomo, Simone, Filippo, Bartolomeo, Andrea, Toma e Matteo a non respingere e a soc­correre. 
 
Difendimi nei miei seguaci e difendimi contro coloro che vorranno disperdere e smembrare la nascente Chiesa. E nei secoli, o Madre, sempre tu sii Colei che intercede e protegge, di­fende, aiuta la mia Chiesa, i miei sacerdoti, i miei fedeli, dal Male e dal Castigo, da loro stessi... 
 
Quanti Giuda, o Madre, nei secoli! E quanti simili a deficienti che non sanno capire, o a ciechi e sordi che non sanno vedere e udire, o a storpi e parali­tici che non sanno venire... 
 
Madre, tutti sotto il tuo manto! Tu sola puoi e potrai mutare i decreti di castigo dell'Eterno per uno o per molti. Perché nulla la Triade potrà mai negare al suo Fiore». 
 
«Così farò, Figlio. Per quanto sta in me, va' in pace alla tua mèta. La tua Mamma è qui per difendere Te nella tua Chiesa, sempre». 
 
«Dio ti benedica, Mamma... 

Maria Valtorta - L'Evangelo come mi è stato rivelato - 455.5 - ed. CEV  
 

Buona meditazione.
  
La pace sia con voi.
Giovanna

17/02/2012

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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PRIMA LETTURA (Is 43,18-19.21-22.24-25)
Per amore di me stesso non ricordo più i tuoi peccati.
Dal libro del profeta Isaìa

 
 
SECONDA LETTURA (2Cor 1,18-22)
Gesù non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì».
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
 
 
VANGELO (Mc 2,1-12)
Il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra.
+ Dal Vangelo secondo Marco

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

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Carissimi,

eccoci oggi a meditare il famoso miracolo di Gesù sul paralitico che venne calato dal tetto, così come ci viene riportato da Marco.
E ora godiamoci anche la lettura dell'Evangelo a riguardo di questo fatto straordinario (e anche un inedito seguito), che avviene nel primo anno della Vita Pubblica di Gesù:
  
 
Maria Valtorta: L'Evangelo come mi è stato rivelato. [64.1-7] - ed. CEV)
  
 
[...]  (Tutto il brano può essere letto nel riquadro qui  fianco.)
Gesù ha finito.
5«Maestro», grida Pietro di fra la calca, «qui vi sono i mala­ti. Due possono attendere che Tu esca, ma questo è pigiato fra la folla e poi... non può più stare. E passare non possiamo. Lo rimando?».
«No. Calatelo dal tetto».
«Dici bene. Lo facciamo subito».
Si sente scalpicciare sul tetto basso dello stanzone che, non essendo vera parte della casa, non ha sopra la terrazza cemen­tata, ma solo un tettuccio di fascine coperte da scaglie simili a lavagna. Non so che pietra fosse. Si forma un'apertura, e a mezzo di corde viene calata la barellina su cui è l'infermo. Vie­ne proprio calata davanti a Gesù. La gente si aggruppa più an­cora per vedere.
«Hai avuto gran fede e con te chi ti ha portato!».
«Oh! Signore! Come non averla in Te?».
«Orbene, Io ti dico: figlio (l'uomo è molto giovane), ti sono rimessi tutti i tuoi peccati».
L'uomo lo guarda piangendo... Forse resta un poco male perché sperava guarire nel corpo.
I farisei e dottori bisbigliano fra loro arricciando naso, fronte e bocca con sdegno.
«Perché mormorate, più ancor nel cuore che sul labbro? Se­condo voi è più facile dire al paralitico: "Ti sono rimessi i tuoi peccati", oppure: "Alzati, prendi il lettuccio e cammina"? Voi pensate che solo Dio può rimettere i peccati. Ma non sapete ri­spondere quale è la più grande cosa, perché costui, perduto in tutto il corpo, ha speso sostanze senza poter essere sanato. Non lo può se non da Dio. Or perché sappiate che tutto Io posso, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha potere sulla carne e sull'anima, sulla Terra e nel Cielo, Io dico a costui: "Alzati. Prendi il tuo letto e cammina. Va' a casa tua e sii santo"».
L'uomo ha una scossa, un grido, si alza in piedi, si getta ai piedi di Gesù, li bacia e carezza, piange e ride e con lui i pa­renti e la folla, che poi si divide per farlo passare come in trionfo e lo segue festante. La folla, non i cinque astiosi che se ne vanno tronfi e duri come pioli.
6Così può entrare la madre col piccino: un bambino ancora lattante, scheletrito. Lo tende, dice solo: «Gesù, Tu li ami que­sti. Lo hai detto. Per questo amore e per tua Madre!...», e pian­ge.
Gesù prende il poppante, proprio moribondo, se lo pone contro il cuore, se lo tiene un momento col visuccio cereo dalle labbruzze violacee e le palpebre già calate, contro la bocca. Un momento lo tiene così... e quando lo stacca dalla sua barba bionda, il visetto è roseo, la bocchina fa un incerto sorriso d'infante, gli occhietti guardano intorno vispi e curiosi, le ma­nine, prima serrate e abbandonate, annaspano fra i capelli e la barba di Gesù, che ride.
«Oh! figlio mio!», grida la mamma beata.
«Prendi, donna. Sii felice e buona».
E la donna prende il rinato e se lo stringe al seno, e il picco­lo reclama subito i suoi diritti di cibo, fruga, apre, trova e pop­pa, poppa, poppa, avido e felice.
Gesù benedice e passa. Va sulla soglia dove è il malato di gran febbre.
«Maestro! Sii buono!».
«E tu pure. Usa la salute nella giustizia». Lo carezza ed esce.
7Torna sulla riva, seguito, preceduto, benedetto da molti che supplicano: «Noi non ti abbiamo udito. Non potevamo entrare. Parla a noi pure».
Gesù fa cenno di sì e, siccome la folla lo stringe sino a soffocarlo, monta sulla barca di Pietro. Non basta. L'assedio è incalzante. «Metti la barca in mare e scostati alquanto».
La visione cessa qui.
 
Anche per questo brano ogni commento è inutile, ma le lacrime sono doverose ogni volta che Gesù guarisce un malato e soprattutto un bambino!
 
La pace sia con voi.

Giovanna
 


 

10/02/2012

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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PRIMA LETTURA (Lv 13,1-2.45-46)
Il lebbroso se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento.
Dal libro del Levìtico

  
SECONDA LETTURA (1Cor 10,31-11,1) 
Diventate miei imitatori come io lo sono di Cristo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

 
VANGELO (Mc 1,40-45) 
La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

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Carissimi,

la versione valtortiana del Vangelo di domenica prossima è talmente bella non abbisogna di nessun commento.
 Maria Valtorta: L'Evangelo come mi è stato rivelato. [63.1-5] – Ed. CEV
 

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1Con una precisione da fotografia perfetta ho davanti alla vista spirituale, da stamane prima ancor che fosse l'alba, un povero lebbroso.
Questo è veramente un rudere di uomo. Non saprei dire che età ha, tanto è devastato dal male. Scheletrito, seminudo, mo­stra il suo corpo ridotto allo stato di una mummia corrosa, dal­le mani e dai piedi contorti e mancanti di parti, di modo che quelle povere estremità non paiono neppur più di uomo. Le mani, artigliate e contorte, hanno della zampa di qualche mo­stro alato, i piedi paiono quasi zoccoli di bove, tanto sono moz­zi e sfigurati.
La testa poi!... Io credo che uno rimasto insepolto, e che di­venga mummificato dal sole e dal vento, sia simile nel capo a questo capo. Pochi superstiti ciuffetti di capelli, sparsi qua e là, appiccicati alla cute giallastra e crostosa come per polvere seccata su un teschio, occhi appena socchiusi e incavatissimi, labbra e naso sbocconcellati dal male mostrano già le cartila­gini e le gengive, le orecchie sono due embrionali ruderi di pa­diglione, e su tutto è stesa una pelle incartapecorita, gialla co­me certi caolini, sotto la quale bucano le ossa. Pare abbia uffi­cio di tenere radunate queste povere ossa entro il suo lurido sacco, tutto frinzelli di cicatrici o lacerazioni di piaghe putri­de. Una rovina !
Penso proprio ad una Morte che sia vagante per la Terra e ricoperta da una pelle incartapecorita sullo scheletro, avvolta in un lurido manto tutto a brandelli, e avente in mano non la falce, ma un nodoso bastone, certo strappato a qualche albero.
È sulla soglia di una spelonca fuori mano, una vera spelon­ca, tanto diruta che non posso dire se in origine era un sepol­cro, o un capanno per boscaioli, o l'avanzo di qualche casa di­strutta. Guarda verso la via, lontana un cento e più metri dal suo antro, una via maestra polverosa e ancora piena di sole. Nessuno è sulla via. A perdita d'occhio, sole, polvere e solitu­dine sulla via. Molto più su, a nord-ovest, vi deve essere un paese o città. Vedo le prime case. Sarà lontana almeno un chi­lometro.
Il lebbroso guarda e sospira. Poi prende una ciotola sboc­concellata e la riempie ad un rigagnolo. Beve. Si addentra in un groviglio di rovi, dietro all'antro, si curva, strappa al suolo dei radicchi selvatici. Torna al rigagnolo, li monda dalla polve­re più grossa con l'acqua scarsa del rio e se li mangia piano, portandoli a fatica alla bocca con le mani rovinate. Devono es­ser duri come stecchi. Stenta a masticarli e molti li sputa senza poterli inghiottire, nonostante cerchi di aiutarsi bevendo sorsi d'acqua.
2«Dove sei, Abele?», grida una voce.
Il lebbroso si scuote, ha un che sulle labbra che potrebbe es­sere un sorriso. Ma sono così mal ridotte quelle labbra che è informe anche questa larva di sorriso. Risponde con una voce strana, stridula (mi fa pensare al grido di certi pennuti di cui ignoro l'esatto nome): «Qui sono! Non credevo più che tu ve­nissi. Pensavo ti fosse accaduto del male, ero triste... Se mi manchi anche tu, che resta al povero Abele?». Nel dire così, cammina verso la via, finché può secondo la Legge, si vede, perché a mezza distanza si ferma.
Sulla via viene avanti un uomo che quasi corre, tanto va le­sto.
«Ma sei proprio tu, Samuele? Oh! se non sei tu che attendo, chiunque tu sia, non farmi del male!».
«Sono io, Abele, proprio io. E sano. Guarda come corro. So­no in ritardo, lo so. E ne avevo pena per te. Ma quando sa­prai... oh! tu sarai felice. E qui ho non solo i soliti tozzi di pa­ne. Ma una intera pagnotta fresca e buona, tutta per te, e ho anche del buon pesce e un formaggio. Tutto per te. Voglio tu faccia festa, mio povero amico, per prepararti alla festa più grande».
«Ma come sei tanto ricco? Io non capisco...».
«Ora ti dirò».
«E sano. Non sembri più tu!».
3«Senti, dunque. Ho saputo che a Cafarnao era quel Rabbi che è santo, e sono andato...».
«Fermati, fermati! Sono infetto».
«Oh! non importa! Non ho più paura di niente». L'uomo, che non è altro che il povero rattratto guarito e beneficato da Gesù nell'orto della suocera di Pietro, è infatti giunto col suo passo veloce a pochi passi dal lebbroso. Ha parlato camminan­do e ridendo felice. (Segue nel riquadro qui a fianco)
 
Buona lettura e meditazione.
La Pace sia con voi.
Giovanna

04/02/2012

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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Colore liturgico: Verde

 PRIMA LETTURA (Gb 7,1-4.6-7)
Notti di affanno mi sono state assegnate.

Dal libro di Giobbe
Giobbe parlò e disse: «L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?Come lo schiavo sospira l’ombra e come il mercenario aspetta il suo salario,così a me sono toccati mesi d’illusione e notti di affanno mi sono state assegnate.Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”.La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.I miei giorni scorrono più veloci d’una spola,svaniscono senza un filo di speranza.Ricòrdati che un soffio è la mia vita:il mio occhio non rivedrà più il bene».
 
SECONDA LETTURA (1Cor 9,16-19.22-23) Guai a me se non annuncio il Vangelo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
 
Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.
 
VANGELO (Mc 1,29-39)  
Guarì molti che erano affetti da varie malattie.
+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
 
 
 
Carissimi,
E ora leggiamo il corrispondente testo valtortiano per quanto riguarda il miracolo fatto da Gesù per guarire la suocera di Pietro. Miracolo che è stato dato per fare un piacere a Pietro poiché i rapporti che intercorrevano fra i due non erano dei migliori e proprio a causa di Gesù!


Maria Valtorta: L'Evangelo come mi è stato rivelato. [60.1-6] – ed. CEV

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1Pietro parla a Gesù. Dice: «Maestro, io ti vorrei pregare di venire nella mia casa. Non ho osato dirlo lo scorso sabato. Ma... vorrei che Tu venissi».
«A Betsaida?».
«No, qui... in casa di mia moglie, la casa natìa, voglio dire».
«Perché questo desiderio, Pietro?».
«Eh!... per molte ragioni... e poi, oggi mi è stato detto che mia suocera è malata. Se Tu volessi guarirla, forse ti...».
«Finisci, Simone».
«Volevo dire... se Tu la avvicinassi, lei finirebbe... sì, in­somma, sai, altro è sentir parlare di uno e altro è vederlo e udirlo, e se quest'uno, poi, guarisce, allora...».
«Allora anche l'astio cade, vuoi dire».
«No, astio no. Ma sai... il paese è diviso in molti pareri, e lei... non sa a chi dare retta. Vieni, Gesù».
«Vengo. Andiamo. Avvertirete quelli che attendono che par­lerò loro dalla tua casa».
2Vanno sino ad una casa bassa, più bassa ancora di quella di Pietro a Betsaida, e ancor più prossima al lago. È separata da questo da una striscia del greto e credo che nelle burrasche le onde vengano a morire contro le mura della casa, che, se è bas­sa, è in compenso molto larga, come fosse abitata da più perso­ne.
Nell'orto, che si apre sul davanti della casa, verso il lago, non vi è che una vite vecchia e nodosa, stesa su una rustica pergola, e un vecchio fico che i venti del lago hanno tutto pie­gato verso la casa. La chioma spettinata della pianta sfiora i muri di essa e bussa contro le impannate delle finestrelle, chiuse a riparo del vivo sole che batte sulla casetta. Non c'è che questo fico e questa vite, e un pozzo basso e dal muretto verdastro.
«Entra, Maestro».
Delle donne sono nella cucina, intente chi a rattoppare le reti e chi a preparare il cibo. Salutano Pietro e poi si inchinano confuse davanti a Gesù e lo sbirciano, intanto, con curiosità.
«La pace sia a questa casa. Come sta la malata?».
«Parla, tu che sei la nuora più vecchia», dicono tre donne ad una che si sta asciugando le mani nel lembo della veste.
«La febbre è forte, molto forte. L'abbiamo mostrata al me­dico, ma dice che è vecchia per guarire e che, quando quel ma­le dalle ossa va al cuore e dà febbre, specie a quell'età, si muo­re. Non mangia più... Io cerco di farle cibi buoni, anche ora, vedi, Simone? Le preparavo quella zuppa che le piaceva tanto. Ho scelto il pesce migliore, preso dai cognati. Ma non credo possa mangiarla. E poi... è così inquieta! Si lamenta, urla, piange, impreca...».
«Abbiate pazienza come vi fosse madre e ne avrete merito da Dio. 3Conducetemi da lei».
«Rabbi... Rabbi... io non so se ti vorrà vedere. Non vuole vedere nessuno. Io non oso dirle: "Ora ti conduco il Rabbi"».
Gesù sorride senza perdere la calma. Si volge a Pietro: «Tocca a te, Simone. Sei uomo e il più vecchio dei generi, mi hai detto. Va'».
Pietro fa una smorfia significativa e ubbidisce. Traversa la cucina, entra in una stanza e, attraverso la porta, chiusa dietro lui, lo sento confabulare con una donna. Mette fuori il capo e una mano, e dice: «Vieni, Maestro. Fa' presto». E aggiunge più piano, appena intelligibilmente: «Prima che cambi idea».
Gesù traversa lesto la cucina e spalanca la porta. Ritto sulla soglia, dice il suo dolce e solenne saluto: «La pace sia con te». Entra, nonostante non gli si sia risposto. Va presso ad un giaci­glio basso su cui è stesa una donnetta tutta grigia, scarna, af­fannante per la forte febbre che le fa rosso il viso consumato.
Gesù si china sul lettuccio, sorride alla vecchietta: «Hai male?».
«Muoio!».
«No. Non muori. Puoi credere che Io ti posso guarire?».
«E perché lo faresti? Non mi conosci».
«Per Simone, che me ne ha pregato, ... e anche per te, per dare tempo alla tua anima di vedere e amare la Luce».
«Simone? Farebbe meglio a... Come mai Simone ha pensato a me?».
«Perché è migliore di quanto tu credi. Io lo conosco e so. Lo conosco e sono lieto di esaudirlo».
«Mi guariresti, allora? Non morirò più?».
«No, donna. Per ora non morrai. Puoi credere in Me?».
«Credo, credo. Mi basta non morire!».
4Gesù sorride ancora. La prende per mano. La mano rugosa e dalle vene gonfie sparisce nella mano giovanile di Gesù, che si raddrizza e prende il suo aspetto di quando fa miracolo e grida: «Sii guarita! Lo voglio! Alzati!» e le lascia andare la mano. Che ricade senza che la vecchia si lamenti, mentre pri­ma, nonostante Gesù gliel'avesse presa con molta delicatezza, l'averla mossa era costato un lamento all'inferma.
Un breve tempo di silenzio. Poi la vecchia esclama forte:
«Oh! Dio dei padri! Ma io non ho più nulla! Ma sono guarita! Venite! Venite!». Accorrono le nuore. «Ma guardate!», dice la vecchia. «Mi muovo e non sento più dolore! E non ho più feb­bre! Sentite come sono fresca. E il cuore non sembra più il martello del fabbro. Ah! non muoio più!». Non una parola per il Signore!
Ma Gesù non se la prende. Dice alla più anziana delle nuo­re: «Vestitela, che si alzi. Lo può fare». E si avvia per uscire.
Simone, mortificato, si volge alla suocera: «II Maestro ti ha guarita. Non gli dici nulla?».
«Certo! Non ci pensavo. Grazie. Che posso fare per dirti grazie?».
«Esser buona, molto buona. Perché l'Eterno fu buono con te. E, se troppo non ti rincresce, lasciami riposare oggi nella tua casa. Ho percorso nella settimana tutti i paesi vicini e sono giunto all'alba di questa mattina. Sono stanco».
«Certo! Certo! Resta pure, se ti piace così». Ma non c'è mol­to entusiasmo nel dirlo.
5Gesù, con Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, va a sedersi nell'orto.
«Maestro!...».
«Pietro mio?».
«Io sono mortificato».
Gesù fa un gesto come dicesse: «Lascia perdere». Poi dice: «Non è la prima e non sarà l'ultima che non sento riconoscen­za immediata. Ma non chiedo riconoscenza. Mi basta dar modo alle anime di salvarsi. Io faccio il mio dovere. A loro fare il lo­ro».
«Ah! ve ne sono stati altri così? Dove?».
«Simone curioso! Ma ti voglio accontentare, nonostante non ami le inutili curiosità. A Nazareth. Ricordi la mamma di Sara? Era molto malata quando giungemmo a Nazareth e ci dis­sero che la bambina piangeva. Per non fare di essa, che è buo­na e mite, un'orfana e domani una figliastra, sono andato a trovare la donna... volevo guarirla... Ma non avevo ancora po­sto piede nella casa che il marito di lei e un fratello mi caccia­rono dicendo: "Via, via! Non vogliamo noie con la sinagoga". Per loro, per troppi sono già un ribelle... L'ho guarita lo stes­so... per i suoi bambini. E a Sara, che era nell'orto, ho detto accarezzandola: "Guarisco tua madre. Va' a casa. Non piange­re più". E la donna è guarita nello stesso momento e la bambi­na glielo ha detto, e anche al padre e allo zio... E fu castigata per aver parlato con Me. Lo so, perché la bambina m'è corsa dietro mentre lasciavo il paese... Ma non importa».
«Io la facevo tornare malata».
«Pietro!». Gesù è severo. «È questo che Io insegno a te e agli altri? Cosa hai sentito sulle mie labbra dalla prima volta che mi hai udito? Di che ho sempre parlato come condizione prima per esser veri miei discepoli?».
«È vero, Maestro. Sono una vera bestia. Perdonami. Ma... non posso sopportare che non ti amino!».
«Oh! Pietro! Vedrai ben altro disamore! Tante sorprese avrai, Pietro! Persone che il mondo cosiddetto "santo" sprezza come pubblicani e che invece saranno al mondo di esempio, e esempio non seguito da coloro che li disprezzano. Pagani che saranno fra i miei più grandi fedeli. Meretrici che tornano pu­re, per volontà e penitenza. Peccatori che si emendano...».
«Senti, che si emendi un peccatore... può essere ancora. Ma una meretrice e un pubblicano!...».
«Tu non lo credi?».
«Io no».
«Sei in errore, Simone. 6Ma ecco tua suocera che viene a noi».
«Maestro... io ti prego di sedere alla mia tavola».
«Grazie, donna. Dio te ne compensi».
Entrano nella cucina e si siedono a tavola, e la vecchia ser­ve gli uomini, con larga distribuzione di pesce in zuppa e arro­stito. «Non ho altro che questo», si scusa. E, per non perderci l'abitudine, dice a Pietro: «Fin troppo fanno i tuoi cognati, soli come sono rimasti da quando tu sei andato a Betsaida! E al­meno fosse servito a far più ricca mia figlia... Ma sento che ben sovente tu sei assente e non peschi».
«Seguo il Maestro. Sono stato con Lui a Gerusalemme e il sabato sto con Lui. Non perdo il tempo in gozzoviglie».
«Ma non guadagni, però. Faresti meglio, già che vuoi fare il servo del Profeta, di trasferirti qui di nuovo. Almeno, quella povera creatura di mia figlia, mentre tu fai il santo, avrà i pa­renti che la sfamano».
«Ma non ti vergogni di parlare così davanti a Lui che ti ha guarita?».
«Io non critico Lui. Lui fa il suo mestiere. Critico te, che fai il fannullone. Tanto, tu non sarai mai un profeta né un sacer­dote. Sei un ignorante e un peccatore, un buono a nulla». «Hai ragione che c'è Lui, se no...».
«Simone, tua suocera ti ha dato un ottimo consiglio. Puoi pescare anche da qua. Pescavi anche prima a Cafarnao, a quel che sento. Puoi tornarci anche ora».
«E abitare qui di nuovo? Ma Maestro, Tu non...».
«Buono, Pietro mio. Se tu sarai qui, sarai sul lago o con Me. Perciò, che ti è essere o non essere in questa casa?». Gesù ha messo la mano sulla spalla di Pietro e pare che la calma di Ge­sù passi nel bollente apostolo.
«Hai ragione. Hai sempre ragione. Lo farò. Ma... e questi?» e accenna Giovanni e Giacomo, suoi soci.
«Non possono venire loro pure?».
«Oh! il padre nostro, e la madre soprattutto, saranno sempre più felici di saperci con Te che con loro. Non faranno ostacolo».
«Forse anche Zebedeo verrà», dice Pietro.
«È più che probabile. E con lui altri. Verremo, Maestro, sen­za fallo verremo». […]
 
 La pace sia con voi.
Giovanna



 

28/01/2012

«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?»

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Carissimi tutti,
certamente molti di voi si saranno chiesti che significato avevano le parole dette da Gesù quando gli viene riferito: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 
Infatti la sua risposta: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».  Sembra mettere in secondo piano la Sua SS. Madre e i fratel-cugini e lasciano un poco interdetti.
Allora è attraverso la visione a Maria Valtorta di questo evento che abbiamo la chiara spiegazione di che cosa le Sue Parole significhino e poi è Maria SS. stessa che ce le spiega ulteriormente perché noi non si possa aver dubbio alcuno sull'operato del Suo SS. Figlio:
 
Vangelo Mc 3,31-35
 
Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.
 
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
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[...] Un brusìo, che non è né di approvazione né di protesta, scorre per la folla, che si pigia ormai tanto numerosa che an­che la via ne è stipata, oltre l'orto e la terrazza. Vi è gente a ca­valcioni del muretto, arrampicata sul fico dell'orto e sulle piante degli orti vicini, perché tutti vogliono sentire la disputa fra Gesù e i suoi nemici. Il brusìo, come un'onda che dal largo giunge al lido, arriva di bocca in bocca fino agli apostoli che più sono vicino a Gesù, ossia Pietro, Giovanni, lo Zelote e i fi­gli di Alfeo. Perché gli altri sono parte sulla terrazza e parte nella cucina. Meno Giuda Iscariota che è sulla via, fra la folla. E Pietro, Giovanni, lo Zelote, i figli d'Alfeo lo raccolgono questo brusìo e dicono a Gesù: 
«Maestro, c'è tua Madre e i tuoi fratelli. Sono là fuori, sulla via, e ti cercano perché ti vogliono parlare. Da' ordine che la folla si allontani perché essi possano venire a Te, perché certo un gran motivo li ha portati fin qui a cercarti». 
Gesù alza il capo e vede in fondo alla gente il viso angoscia­to di sua Madre che lotta per non piangere, mentre Giuseppe di Alfeo le parla concitatamente, e vede i segni di diniego di Lei, ripetuti, energici, nonostante l'insistenza di Giuseppe. 
Vede anche il viso imbarazzato di Simone, palesemente addolorato, disgustato... Ma non sorride e non ordina nulla. Lascia l'Af­flitta nel suo dolore e i cugini là dove sono. Abbassa gli occhi sulla folla e, rispondendo agli apostoli vi­cini, risponde anche a quelli lontani che tentano di far valere il sangue più del dovere.
«Chi è mia Madre? Chi sono i miei fra­telli?». 
Gira l'occhio, severo nel volto che impallidisce per questa violenza che si deve fare, per mettere il dovere al disopra dell'affetto e del sangue e per fare questa sconfessione del suo legame alla Madre per servire il Padre, e dice, accennando con un largo gesto la folla che si pigia intorno a Lui al lume rosso delle torce e alla luce argentea della luna quasi piena: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli. Coloro che fanno la volontà di Dio sono i miei fratelli e sorelle, sono mia madre. Non ne ho altri. E i miei saranno tali se, per primi e con maggior perfe­zione di ogni altro, faranno la volontà di Dio fino al sacrificio totale di ogni altra volontà o voce di sangue e di affetto». 
La folla ha un mormorio più forte, come se fosse un mare sconvolto da un subito vento. Gli scribi iniziano la fuga dicendo: «É un demonio! Rinnega persino il suo sangue!». 
I parenti avanzano dicendo: «É un folle! Tortura persino sua Madre!». 
Gli apostoli dicono: «In verità che in questa parola c'è tutto l'eroismo!». 
La folla dice: «Come ci ama!». 
A fatica, Maria con Giuseppe e Simone fendono la folla. Lei tutta dolcezza, Giuseppe tutto furia, Simone tutto imba­razzo. Giungono presso a Gesù. E Giuseppe lo investe subito: 
«Sei folle! Offendi tutti. Non rispetti neppure tua Madre. Ma ora sono qui io e te lo impe­dirò. É vero che vai come lavorante qua e là? E allora, se vero è, perché non lavori nella tua bottega, sfamando tua Madre? Perché menti dicendo che il tuo lavoro è la predicazione, ozio­so e ingrato che sei, se poi vai al lavoro prezzolato in casa estranea? Veramente mi sembri preso da un demonio che ti travia. Rispondi!». 
Gesù si volta e prende per mano il bambino Giuseppe, se lo tira vicino e poi lo alza tenendolo per le ascelle e dice: «Il mio lavoro fu sfamare questo innocente e i suoi parenti e persua­derli che Dio è buono. É stato predicare a Corozim l'umiltà e la carità. E non a Corozim soltanto. Ma anche a te, Giuseppe, fra­tello ingiusto. Ma Io ti perdono perché ti so morso da denti di serpe. E perdono anche a te, Simone incostante. Non ho nulla da perdonare né da farmi perdonare da mia Madre, perché Ella giudica con giustizia. Il mondo faccia ciò che vuole. Io faccio ciò che Dio vuole. E con la benedizione del Padre e della Ma­dre mia sono felice più che se tutto il mondo mi acclamasse re secondo il mondo. Vieni, Madre. Non piangere. Essi non sanno ciò che fanno. Perdonali». 
«Oh! Figlio mio! Io so. Tu sai. Non c'è altro da dire...». 
«Non c'è altro da dire fuorché alla gente questo: "Andate in pace"». 
E Gesù benedice la folla e poi, tenendo con la destra Maria, con la sinistra il bambino, si avvia alla scaletta e la sale per il primo. (da: L'Evangelo come mi è stato rivelato, cap. 269, ed. CEV)
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 Dice Maria:
«Un altro regalo della Mamma in occasione della mia Festa.
Vi sono altre due frasi nei vangeli che mi si riferiscono e che voi interpretate più o meno bene. Io te le spiego.
Dice Matteo: “Mentre Gesù parlava, sua Madre e i suoi fratelli stavano fuori cercando di parlargli. Uno disse: ‘Tua Madre e i tuoi fratelli ti cercano’. Ma Egli rispose: ‘Chi è mia Madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia Madre e i miei fratelli: chiunque fa la Volontà del Padre mio’ ”.
Ripudio della sua Mamma? No. Lode alla Madre sua che fu perfetta nel fare la Volontà del Padre. Bene lo sapeva il mio Gesù quale volontà io eseguivo! Una volontà che avevo fatta mia e davanti alla quale non arretravo per quanto ogni scoccare di minuto mi ripetesse, come colpo su un chiodo infisso nel cuore: “Ciò termina col Calvario”.  Bene sapeva che avevo meritato d’esser Madre di Dio per avere fatto questa Volontà e, se non l’avessi fatta, Egli non mi avrebbe avuto per Madre.
Perciò, fra tutti coloro che l’ascoltavano, legata a Lui da un vincolo superiore al sangue, da un vincolo soprannaturale, io ero, prima in epoca e in cognizione, fra tutti i discepoli ‑ perché il Verbo di Dio m’aveva istruita sin da quando lo portavo nel seno ‑ io ero“la sua Madre” nel senso che Egli dava al suo dire divino, e unito al riconoscimento umano degli ascoltatori Egli mi dava il suo riconoscimento divino di vera Madre, perché davo vita alla Volontà del Padre suo e mio.
Luca racconta che mentre Gesù parlava una donna disse: “Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato”. Al che il Figlio mio rispose: “Beati piuttosto coloro che odono la parola di Dio e l’osservano”.
L’esser Madre di Gesù fu una grazia  di cui non m’era lecito gloriarmi. Fra i milioni e milioni di anime create dal Padre, Egli, per un decreto imperscrutabile, scelse la mia ad esser senza macchia. Non vuole l’Eterno che in Cielo io mi umilii, perché m’ha fatta Regina nell’istante felice in cui, lasciata la Terra, sono stata cinta dall’abbraccio del Figlio mio, nostalgia acuta del tempo della separazione, desiderio che mi consumò come lampada che arde. Ma se lo permettesse, io starei in eterno prostrata davanti al suo Fulgore per umiliargli tutta Me stessa in ricordo del suo decreto di benignità che m’ha dato un’anima battezzata in anticipo su tutte le anime, non coll’acqua ed il sale ma col fuoco del suo Amore.
L’avere Egli succhiato al mio seno neppure poteva suscitarmi vampe di superbia. Egli avrebbe ben potuto venire sulla Terra ed essere Evangelizzatore e Redentore senza avvilire la sua Divinità incarnata ai naturali bisogni di un infante. Come al Cielo salì dopo la sua Missione, così dal Cielo poteva scendere per iniziarla dotato di un corpo adulto e perfetto, necessario alla vostra pesantezza di carnali. Tutto può il mio Signore e Figlio ed io non sono stata che uno strumento per rendere più comprensibile e più persuasiva a voi la reale Incarnazione di Dio, purissimo Spirito, nelle vesti di Gesù Cristo figlio di Maria di Nazareth.
Ma l’avere osservato la parola di Dio e affinato i sensi dell’anima con una purezza totale sin dall’infanzia, questo era grandezza; e l’aver ascoltato la Parola che m’era Figlio per renderla mio pane e sempre più fondermi al mio Signore, questa era beatitudine.
Oh! santa Parola. Dono dato ai diletti di Dio, veste di fuoco che cingi di splendori, Vita che divieni la Vita di coloro a cui ti dài, che Tu sia sempre più  da essi amata come io ti amai in ardore e umiltà.
Opera in questi miei figli, o Parola santissima, poiché io li ho presi per miei ai piedi della Croce per dare conforto al mio strazio di Madre a cui è stato ucciso il Figlio adorato, e conducili al Cielo per una via di verità splendenti e di ardenti opere. Conducimeli sul Cuore dove Tu hai dormito infante e posato ucciso, dove ancora sono stille del tuo Sangue santissimo e del mio pianto, perché il resto della loro umanità dilegui a quel contatto ed essi, luminosi della tua Luce, entrino con Te nella Città dove tutto è eterna perfezione e dove Tu regni e regnerai, Figlio mio santo!.» (da: I Quaderni del 1943, 7 dicembre, ed. CEV)

Buona meditazione sulle rivelazioni date da Dio! 
La pace sia con voi. 
 
Giovanna

27/01/2012

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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PRIMA LETTURA (Dt 18,15-20)
Susciterò un profeta e gli porrò in bocca le mie parole.
Dal libro del Deuterònomio

 
SECONDA LETTURA (1Cor 7,32-35)
La vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

 
VANGELO (Mc 1,21-28)
Insegnava loro come uno che ha autorità.
+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
 
 
Carissimi,
 
per la prossima domenica,  il Vangelo di Marco (che leggeremo durante tutto questo anno B, salvo alcune volte che ci sarà presentato Giovanni), ci racconta uno dei primi miracoli di Gesù su un posseduto da uno spirito immondo. La sua descrizione è ovviamente molto stringata, ma noi che abbiamo modo di leggere i testi valtortiani avremo modo di "vedere" tutto quello che realmente accadde in quell'occasione e le sorprese non saranno poche!
   
Maria Valtorta: L'Evangelo come mi è stato rivelato. [59.1-8]
 
1Vedo la sinagoga di Cafarnao. È già piena di folla in attesa. Gente sulla porta occhieggia sulla piazza ancora assolata, ben­ché sia verso sera.
Finalmente un grido: «Ecco il Rabbi che viene». La gente si volta tutta verso l'uscio, i più bassi si alzano sulle punte dei piedi o cercano di spingersi avanti. Qualche disputa, qualche spintone, nonostante i rimproveri degli addetti alla sinagoga e dei maggiorenti della città.
«La pace sia su tutti coloro che cercano la Verità». Gesù è sulla soglia e saluta benedicendo a braccia tese in avanti. La luce vivissima che è nella piazza assolata ne staglia l'alta figu­ra, innimbandola di luce. Egli ha deposto il candido abito ed è nel suo solito azzurro cupo. Si avanza fra la folla, che si apre e si rinserra intorno a Lui come onda intorno ad una nave.
2«Sono malato, guariscimi!», geme un giovane, che mi pare tisico all'aspetto, e prende Gesù per la veste.
Gesù gli pone la mano sul capo e dice: «Confida. Dio ti ascolterà. Lascia ora che Io parli al popolo, poi verrò a te».
Il giovane lo lascia andare e si mette quieto.
«Che ti ha detto?», gli chiede una donna con un bambino in braccio.
«Mi ha detto che dopo aver parlato al popolo verrà a me».
«Ti guarisce, allora?».
«Non so. Mi ha detto: "Confida". Io spero».
«Che ha detto? Che ha detto?». La folla vuoi sapere. La ri­sposta di Gesù è ripetuta fra il popolo.
«Allora io vado a prendere il mio bambino».
«Ed io porto qui il mio vecchio padre.».
«Oh! se Aggeo volesse venire! Io provo... ma non verrà».
3Gesù ha raggiunto il suo posto. Saluta il capo della sinagoga ed è salutato da questi. È un ometto basso, grasso e vec­chiotto. Per parlare a lui Gesù si china. Pare una palma che si curvi su un arbusto più largo che alto.
«Che vuoi che ti dia?», chiede l'archisinagogo.
«Quello che credi, oppure a caso. Lo Spirito guiderà».
«Ma... e sarai preparato?».
«Lo sono. Dài a caso. Ripeto: lo Spirito del Signore guiderà la scelta per il bene di questo popolo».
L'archisinagogo stende una mano sul mucchio dei rotoli, ne prende uno, apre e si ferma a un dato punto. «Questo», dice

 

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Gesù prende il rotolo e legge il punto segnato: «Giosuè: "Alzati e santifica il popolo e di' loro: 'Santificatevi per doma­ni perché, dice il Signore Dio d'Israele, l'anatema è in mezzo a voi, o Israele; tu non potrai stare a fronte dei tuoi nemici fino a tanto che non sia tolto di mezzo a te chi s'è contaminato con tal delitto'"». Si ferma, arrotola il rotolo e lo riconsegna.
La folla è attentissima. Solo bisbiglia alcuno: «Ne udremo di belle contro i nemici!». «È il Re di Israele, il Promesso, che raccoglie il suo popolo!».
4Gesù tende le braccia nella solita posa oratoria. Il silenzio si fa completo.
«Chi è venuto per santificarvi si è alzato. È uscito dal segre­to della casa dove si è preparato a questa missione. Si è purifi­cato per darvi esempio di purificazione ((G Il Battesimo al Giordano era dunque solo “esempio di purificazione”!)). Ha preso la sua posi­zione di fronte ai potenti del Tempio e al popolo di Dio, e ora è fra voi. Io sono. ((G Le parole che solo Dio può dire!)) Non come, con mente annebbiata e fermento nel cuore, alcuni fra voi pensano e sperano. Più alto e più grande è il Regno di cui sono il Re futuro e a cui vi chiamo.
Vi chiamo, o voi di Israele, prima d'ogni altro popolo, per­ché voi siete quelli che nei padri dei padri ebbero promessa di quest'ora e alleanza col Signore altissimo. Ma non con turbe di armati, non con ferocie di sangue sarà formato questo Regno, e ad esso non i violenti, non i prepotenti, non i superbi, gli ira­condi, gli invidiosi, i lussuriosi, gli avari, ma i buoni, i miti, i continenti, i misericordiosi, gli umili, gli amorosi del prossimo e di Dio, i pazienti, avranno entrata.
Israele! Non contro i nemici di fuori sei chiamato a combat­tere. Ma contro i nemici di dentro. Contro quelli che sono in ogni tuo cuore. Nel cuore dei dieci e dieci e diecimila tuoi figli. Levate l'anatema del peccato da tutti i vostri singoli cuori, se volete che domani Dio vi raduni e vi dica: "Mio popolo, a te il Regno che non sarà più sconfitto, né invaso, né insidiato da nemici".
Domani. Quale, questo domani? Fra un anno o fra un mese? Oh! non cercate! Non cercate, con sete malsana, di sapere ciò che è futuro con mezzo che ha sapore di colpevole stregoneria. Lasciate ai pagani lo spirito pitone. Lasciate a Dio eterno il se­greto del suo tempo.Voi da domani, il domani che sorgerà do­po quest'ora di sera, e quella che verrà di notte, che sorgerà col canto del gallo, venite a purificarvi nella vera penitenza.
Pentitevi dei vostri peccati per esser perdonati e pronti al Regno. Levate da voi l'anatema del peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandi di salute eterna. Esaminatevi ognuno con sincerità e troverete il punto in cui avete sbagliato. Umilmente abbiatene pentimento since­ro. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna. Ma pentitevi colla volontà ferma, che vi porti a muta­re vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. Domani.
Domani? vi chiedete. Oh! è sempre un domani sollecito l'ora di Dio, anche se viene al termine di una vita longeva come quella dei Patriarchi. L'eternità non ha per misura di tempo lo scorrere lento della clessidraE quelle misure di tempo che voi chiamate giorni, mesi, anni, secoli, sono palpiti dello Spirito eterno che vi mantiene in vita. Ma voi eterni siete nello spirito vostro, e dovete, per lo spirito, tenere lo stesso metodo di misu­razione del tempo che ha il Creatore vostro. Dire, dunque: "Domani sarà il giorno della mia morte". Anzi, non morte per il fedele. Ma riposo di attesa, in attesa del Messia che apra le porte dei Cieli.
E in verità vi dico che fra i presenti solo ventisette morranno dovendo attendere. Gli altri saranno già giudicati prima della morte, e la morte sarà il passaggio a Dio o a Mammona senza indugio, perché il Messia è venuto, è fra voi e vi chiama per dar­vi la Buona Novella, per istruirvi alla Verità, per salvarvi al Cielo.
Fate penitenza! Il "domani" del Regno dei Cieli è imminen­te. Vi trovi mondi per divenire possessori dell'eterno giorno. La pace sia con voi». (segue nel riquadro qui a fianco)
 [...]
La folla è in un tumulto di benedizioni.
Gesù si fa largo sorridendo e, per quanto sia alto, non arri­verebbe a fendere la folla se Pietro, Giacomo, Andrea e Gio­vanni non lavorassero di gomito generosamente e si aprissero un varco dal loro angolo sino a Gesù e, poi, lo proteggessero si­no all'uscita nella piazza, dove ora non è più sole.
La visione termina così.

Bene, carissimi, come sempre la meraviglia di queste visioni rapisce i cuori e gli spiriti!
Come dice Gesù, nulla viene aggiunto alla Sua Dottrina, ma tanto viene spiegato e chiarito. E’ come se ogni giorno si percorresse un sentiero che porta su un alto monte ed il panorama  si allargasse sempre più. Non è cambiato il panorama in sé, ma è cambiata la mia posizione rispetto allo stesso! Ecco, questo è l’Opera valtortiana, è una fune che ti trascina verso l’alto, che ti aiuta a vedere e capire sempre nuove cose intorno a te!
 
La Pace sia con voi.
Giovanna