Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, festa

Sacra famiglia.jpg

Primo libro di Samuele 1,20-22.24-28. 
Così al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele. “Perché – diceva – dal Signore l’ho impetrato”. 
Quando poi Elkana andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il voto, 
Anna non andò, perché diceva al marito: “Non verrò, finché il bambino non sia divezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre”. 
Dopo averlo divezzato, andò con lui, portando un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino e venne alla casa del Signore a Silo e il fanciullo era con loro. 
Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli 
e Anna disse: “Ti prego, mio signore. Per la tua vita, signor mio, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. 
Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho chiesto. 
Perciò anch’io lo do’ in cambio al Signore: per tutti i giorni della sua vita egli è ceduto al Signore”. E si prostrarono là davanti al Signore. 
 

Prima lettera di san Giovanni apostolo 3,1-2.21-24. 
Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. 
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. 
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio; 
e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui. 
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. 
Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato. 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,41-52. 
I genitori di Gesù si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; 
ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 
Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 
non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. 
E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 
Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 
Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 
Ma essi non compresero le sue parole. 
Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. 
E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini. 

 
 
Carissimi,
la festa della Santa Famiglia, ci propone quest’anno il Vangelo di Luca dove si parla dello smarrimento di Gesù Bambino al Tempio. Intanto andrebbe saputo (come ben ci rivelano gli scritti valtortiani) che Gesù in quel giorno non era più “bambino”, ma era ormai diventato Figlio della Legge in quanto aveva superato il Suo Esame della maggiore età, che per gli ebrei maschi era appunto a dodici anni. Ecco perché si sente autorizzato anche “come uomo” ad iniziare la Sua Missione messianica. Annuncia infatti fra i Dottori del Tempio (nella famosa disputa) che il Messia è già nel mondo e che si è salvato dalla strage di Erode e dopo aver confermato la Sua missione salvifica scompare nel silenzio di Nazareth fino a quando sarà il tempo voluto dal Padre.
Come al solito, troverete qui di seguito (e anche in allegato) tutto il capitolo corrispondente a questo fatto e poi tutto quello che Gesù ci spiega circa il Suo comportamento in quella particolare occasione.
 
Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, 27. La disputa di Gesù nel Tempio coi dottori. L’angoscia della Madre e la risposta del Figlio.
  (Sottolineature, grassetti, evidenziazioni e note sono le mie)
Il gruppo dei galilei, finita la festa, si rimette in viaggio e con loro la Santa   Famiglia. Ma né Maria né Giuseppe si accorgono che Gesù non si è unito a loro. Per normale consuetudine i bambini potevano decidere se stare col gruppo delle donne o con quello degli  uomini.
Come abbiamo visto nel precedente capitolo, all’andata Gesù aveva preferito restare con la Sua Mamma[1]. Ma ora Gesù è Figlio della Legge e la Mamma pensa che Gesù abbia voluto andare con gli uomini. D’altro canto Giuseppe sa quanto Gesù ami stare con la Mamma e pensa sia anche ora con Lei e così nasce l’equivoco.
Solo a sera, quando i due gruppi si riunisco nell’accampamento,  si accorgeranno che Gesù non è ne con l’uno, né con l’altra e subito si rimetteranno in cammino per tornare a Gerusalemme a cercarlo.
 
28 gennaio 1944.

[2]Vedo Gesù. È adolescente. Vestito di una tunica che mi sembra di lino candido, lunga sino ai piedi. Su questa si posa e si drappeggia un drappo rettangolare d’un rosso pallido. È a testa nuda, coi capelli lunghi sino a metà orecchie[3], più cari­chi di tinta di quando lo vidi bambino. È un fanciullo robusto e molto alto per la sua età che, come dimostra il viso, è molto fanciulla.
Mi guarda e sorride tendendomi le mani[4]. Un sorriso però che somiglia già a quello che gli vedo da uomo: dolce e piutto­sto serio. È solo. Non vedo altro per ora. Sta appoggiato ad un muretto su una stradellina tutta a sali e scendi, sassosa e con una fossa verso il centro che certo in tempo di pioggia si muta in rigagnolo. Ma ora è asciutta perché è giornata serena.
Mi pare di accostarmi io pure al muretto e di guardare in­torno e in basso come fa Gesù. Vedo un agglomerato di case. Un agglomerato disordinato. Le case sono quali alte, quali bas­se, e vanno in tutti i sensi. Sembra, con un paragone molto povero ma molto somigliante, una manciata di ciottoli bian­chi gettata su un terreno scuro. Le vie e viette sono come ve­ne in quel biancore. Qua e là delle piante sporgono dai muri. Molte sono in fiore e molte sono già coperte di foglie novelle. Deve essere primavera[5].
A sinistra, rispetto a me che guardo, vi è un grande agglo­merato, fatto a tre ordini di terrazze coperte di fabbricati, e torri e cortili e porticati, al centro del quale si alza un più al­to, maestoso, ricchissimo fabbricato a cupole tonde, splenden­ti al sole come fossero coperte di metallo: rame od oro. Il tutto è recinto da una muraglia merlata: dei merli fatti così come fosse una fortezza. Una torre più alta delle altre, posta a cavalcioni di una via piuttosto stretta e che è in salita, do­mina nettamente quel vasto agglomerato. Sembra una senti­nella severa[6].
Gesù guarda fissamente quel luogo. Poi torna a voltarsi, riappoggiando la schiena al muretto, come era prima, e guar­da un monticiattolo[7] che sta di fronte all’agglomerato. Un mon­ticiattolo assalito dalle case sino alla base, poi lasciato nudo. Vedo che una via termina là con un arco, oltre il quale non c’è che una via lastricata a pietre quadrangolari, irregolari e sconnesse. Non sono troppo grandi, non come le pietre delle strade consolari romane; sembrano piuttosto le classiche pie­tre dei vecchi marciapiedi viareggini (non so se ne esistano an­cora) ma messe senza connessione. Una stradaccia. Il volto di Gesù si fa tanto serio che io mi fisso a cercare su quel monticiattolo la causa di questa malinconia. Ma non trovo nulla di speciale. È un’altitudine nuda. E basta. In cambio perdo Ge­sù, perché quando mi volgo non è più li. E mi assopisco con questa visione.
Quando mi risveglio col ricordo della stessa nel cuore, dopo esser tornata un poco in forze e in pace, perché tutti dor­mono, mi trovo in un posto che non ho mai visto. Vi sono cor­tili e fontane e porticati e case, ossia padiglioni, perché hanno più la caratteristica di padiglioni che di case. Vi è molta folla vestita all’ebraica antica, e molto vociare. Guardandomi in­torno comprendo d’essere dentro a quell’agglomerato che Gesù guardava, perché vedo la muraglia merlata che lo cinge, la torre che lo vigila e l’imponente fabbricato che si erge nel centro e contro il quale si stringono i porticati, molto belli e vasti, e sotto ai quali vi è molta folla intenta chi a una cosa, chi ad un’altra.
Comprendo essere nel recinto del Tempio di Gerusalemme[8]. Vedo farisei in lunghe vesti ondeggianti, sacerdoti vestiti di lino e con una placca preziosa al sommo del petto e della fron­te e altri punti luccicanti sparsi qua e là sulle diverse vesti molto ampie e bianche, strette alla vita da una cintura preziosa. Poi altri che sono meno ornati, ma devono sempre ap­partenere alla casta sacerdotale, e che sono circondati da di­scepoli più giovani. Comprendo che sono i dottori della Legge. Fra tutti questi personaggi mi trovo spersa, perché non so pro­prio che ci sto a fare.
Mi accosto al gruppo dei dottori, dove si è iniziata una disputa teologica. Molta folla fa la stessa cosa.
 Fra i “dottori” vi e un gruppo capitanato da uno chiama­to Gamaliele[9] e da un altro, vecchio e quasi cieco, che sostiene Gamaliele nella disputa. Costui, che sento chiamare Hillel[10] (metto l’h perché sento una aspirazione in principio al nome) mi pare maestro o parente di Gamaliele, perché questo lo tratta con confidenza e rispetto insieme. Il gruppo di Gamaliele ha vedute più larghe, mentre un altro gruppo, ed è il più nume­roso, è diretto da uno che chiamano Sciammai, ed è dotato di quell’intransigenza astiosa e retriva che il Vangelo tanto be­ne ci illustra.
 Gamaliele, circondato da un folto gruppo di discepoli, par­la della venuta del Messia e, appoggiandosi alla profezia di Daniele, sostiene che il Messia deve ormai essere nato, per­ché da una decina d’anni circa le settanta settimane profetate sono compiute da quando era uscito il decreto di ricostruzione del Tempio. Sciammai lo combatte asserendo che, se è vero che il Tempio è stato riedificato, è anche vero che la schia­vitù di Israele è aumentata, e la pace, che avrebbe dovuto por­tare seco Colui che i Profeti chiamavano «Principe della Pa­ce», è ben lontana d’essere nel mondo e specie a Gerusalem­me, oppressa da un nemico che osa spingere la sua dominazio­ne fin entro il recinto del Tempio, dominato dalla torre Anto­nia piena di legionari romani, pronti a sedare con la spada ogni tumulto di indipendenza patria.
La disputa, piena di cavilli, va per le lunghe. Ogni mae­stro fa sfoggio di erudizione, non tanto per vincere il rivale, quanto per imporsi all’ammirazione degli ascoltatori. È pale­se questo intento.
 Dal folto del gruppo dei fedeli esce una fresca voce di fanciullo: «Gamaliele ha ragione».
Movimento della folla e del gruppo dottorale. Si cerca l’in­terruttore. Ma non occorre cercarlo. Non si nasconde. Si fa largo da sé e si accosta al gruppo dei “rabbi”. Riconosco il mio Ge­sù adolescente. È sicuro e franco, con due sfavillanti occhi pieni di intelligenza.
«Chi sei?» gli chiedono.
«Un figlio di Israele venuto a compiere ciò che la Legge ordina».
La risposta ardita e sicura piace e ottiene sorrisi di appro­vazione e benevolenza. Ci si interessa del piccolo israelita.
«Come ti chiami?».
«Gesù di Nazareth».
La benevolenza si smorza nel gruppo di Sciammai. Ma Ga­maliele, più benigno, prosegue il dialogo insieme ad Hillel. Anzi è proprio Gamaliele che con deferenza dice al vecchio: «Chie­di al fanciullo qualcosa».
«Su cosa fondi la tua sicurezza?» chiede Hillel.
(Metto i nomi in testa alle risposte per abbreviare e rende­re chiaro).
Gesù: «Sulla profezia che non può errare nell’epoca e sui segni che l’hanno accompagnata quando fu il tempo del suo avverarsi. È vero che Cesare ci domina. Ma il mondo era tan­to in pace e la Palestina tanto in calma quando si compirono le settanta settimane[11], che fu possibile a Cesare ordinare il cen­simento nei suoi domini. Non lo avrebbe potuto se la guerra fosse stata nell’Impero e le sommosse in Palestina. Come era compito quel tempo, così si sta compiendo l’altro delle sessan­tadue più una dal compimento del Tempio, perché il Messia sia unto e si avveri il seguito della profezia per il popolo che non lo volle. Potete avere dubbi? Non ricordate che la stella fu vista dai Savi d’Oriente e che andò a posarsi proprio sul cielo di Betlemme di Giuda e che le profezie e le visioni, da Giacob­be in poi, indicano quel luogo come il destinato ad accogliere la nascita del Messia, figlio del figlio del figlio di Giacobbe, attraverso Davide[12] che era di Betlemme? Non ricordate Ba­laam? “Una stella nascerà da Giacobbe” [13]. I Savi d’Oriente, che la purezza e la fede rendevano occhi e orecchi aperti, han­no visto la stella e compreso il suo nome: “Messia”, e sono venuti ad adorare la Luce scesa nel mondo».
Sciammai, con sguardo livido: «Tu dici che il Messia nac­que nel tempo della stella a Betlemme-Efrata?».
Gesù: «Io lo dico».
Sciammai: «Allora non vi è più. Non sai, fanciullo, che Erode fece uccidere tutti i nati di donna, da un giorno a due anni d’età, di Betlemme e dintorni? Tu, tanto sapiente nella Scrit­tura, devi sapere anche questo: “Un grido s’è sentito nell’al­to… È Rachele che piange i suoi figli”[14]. Le valli e le cime di Betlemme, che hanno raccolto il pianto di Rachele morente, sono rimaste piene di pianto, e le madri l’hanno ripetuto sui figli uccisi. Fra esse era certo anche la Madre del Messia».
Gesù «Ti sbagli, o vecchio. Il pianto di Rachele s’è volto in osanna, perché là dove essa[15] ha dato alla luce il “figlio del suo dolore”, la nuova Rachele ha dato al mondo il Beniamino del Padre celeste, il Figlio della sua destra, Colui che è desti­nato a riunire il popolo di Dio sotto il suo scettro e a liberarlo dalla più tremenda schiavitù».
Sciammai: «E come, se Egli fu ucciso?».
Gesù: «Non hai letto di Elia? Egli fu rapito dal cocchio di fuoco. E non potrà il Signore Iddio aver salvato il suo Emma­nuele perché fosse Messia del suo popolo? Egli, che ha aperto il mare davanti a Mosè perché Israele passasse a piede asciut­to verso la sua terra, non avrà potuto mandare i suoi angeli a salvare il Figlio suo, il suo Cristo, dalla ferocia dell’uomo? In verità vi dico: il Cristo vive ed è fra voi, e quando sarà la sua ora si manifesterà nella sua potenza». Gesù, nel dire que­ste parole, che sottolineo, ha nella voce uno squillo che empie lo spazio. I suoi occhi sfavillano più ancora e, con mossa d’im­perio e promessa, Egli tende il braccio e la mano destra e li abbassa come per giurare. È un fanciullo, ma è solenne come un uomo.
Hillel: «Fanciullo, chi ti ha insegnato queste parole?» 
Gesù: «Lo Spirito di Dio. Non ho maestro umano. Questa è la Parola del Signore che vi parla attraverso le mie labbra».
Hillel: «Vieni fra noi, che io ti veda da presso, o fanciullo, e la mia speranza si ravvivi a contatto della tua fede e la mia anima si illumini al sole della tua».
E Gesù viene fatto sedere su un alto sgabello fra Gamalie­le e Hillel, e gli vengono porti dei rotoli perché li legga e spie­ghi. È un esame in piena regola. La folla si accalca e ascolta.
La voce fanciulla di Gesù legge: «“Consolati, o mio popo­lo. Parlate al cuore di Gerusalemme, consolatela perché la sua schiavitù è finita.. Voce di uno che grida nel deserto: prepa­rate le vie del Signore… Allora apparirà la gloria del Signore.”» [16].
Sciammai: «Lo vedi, o nazareno! Qui si parla di schiavitù finita. Mai come ora siamo schiavi. Qui si parla di un precur­sore. Dove è egli? Tu farnetichi ».
Gesù: «Io ti dico che a te più che agli altri va fatto l’invito del Precursore. A te e ai tuoi simili. Altrimenti non vedrai la gloria del Signore né comprenderai la parola di Dio, perché le bassezze, le superbie, le doppiezze ti faranno ostacolo a ve­dere ed udire».
Sciammai: «Così parli ad un maestro?».
Gesù: «Così parlo. E così parlerò sino alla morte. Poiché sopra il mio utile sta l’interesse del Signore e l’amore alla Ve­rità di cui sono Figlio. E ti aggiungo, o rabbi, che la schiavitù di cui parla il Profeta, e di cui Io parlo, non è quella che credi, come la regalità non sarà quella che pensi. Ma sibbene per me­rito del Messia verrà reso libero l’uomo dalla schiavitù del Male che lo separa da Dio, e il segno del Cristo sarà sugli spiriti, liberati da ogni giogo e fatti sudditi dell’eterno Regno. Tutte le nazioni curveranno il capo, o stirpe di Davide, davanti al Germoglio nato da te e divenuto albero che copre tutta la ter­ra e si alza al Cielo. E in Cielo e in terra ogni bocca loderà il suo Nome e piegherà il ginocchio davanti all’Unto di Dio, al Principe della Pace, al Condottiero, a Colui che con Se stes­so avrà inebriato ogni anima stanca e saziato ogni anima af­famata, al Santo che stipulerà una alleanza fra terra e Cielo. Non come quella stipulata coi Padri d’Israele quando Dio li trasse d’Egitto trattandoli ancora da servi, ma imprimendo la paternità celeste nello spirito degli uomini con la Grazia nuo­vamente infusa per i meriti del Redentore, per il quale tutti i buoni conosceranno il Signore e il Santuario di Dio non sarà più abbattuto e distrutto».
 Sciammai: «Ma non bestemmiare, fanciullo! Ricorda Da­niele. Egli dice che, dopo l’uccisione del Cristo, il Tempio e la Città saranno distrutti da un popolo e da un condottiero che verrà[17]. E Tu sostieni che il Santuario di Dio non sarà più ab­battuto![18] Rispetta i Profeti!».
Gesù: «In verità ti dico che vi è Qualcuno che è da più dei Profeti, e tu non lo conosci e non lo conoscerai, perché te ne manca la voglia. E ti dico che quanto ho detto è vero. Non co­noscerà più morte il Santuario vero. Ma, come il suo Santifi­catore, risorgerà a vita eterna e alla fine dei giorni del mondo vivrà in Cielo».
Hillel: «Ascolta me, fanciullo. Aggeo[19] dice: “…Verrà il Desiderato delle genti… Grande sarà allora la gloria di que­sta casa, e di quest’ultima più della prima”. Vuol forse parla­re del Santuario di cui Tu parli?».
Gesù: «Si, maestro. Questo vuol dire. La tua rettezza ti porta verso la Luce ed Io te lo dico: quando il Sacrificio del Cristo sarà compiuto, a te verrà pace, poiché sei un israelita senza malizia».
Gamaliele: «Dimmi, Gesù. La pace di cui parlano i Profeti come può sperarsi se a questo popolo verrà distruzione di guer­ra? Parla e da’ luce anche a me».
Gesù: «Non ricordi, maestro, cosa dissero coloro che furo­no presenti la notte della nascita del Cristo? Che le schiere angeliche cantarono: “Pace agli uomini di buona volontà”. Ma questo popolo non ha buona volontà e non avrà pace. Esso misconoscerà il suo Re, il Giusto, il Salvatore, perché lo spera re di umana potenza, mentre Egli è Re dello spirito. Esso non lo amerà, dato che il Cristo predicherà ciò che a questo popolo non piace. Il Cristo non debellerà i nemici coi loro cocchi e i loro cavalli, ma i nemici dell’anima, che piegano a possesso infernale il cuore dell’uomo creato per il Signore. E questa non è la vittoria che Israele si attende da Lui. Egli verrà, Gerusa­lemme, il tuo Re, cavalcando “l’asina e l’asinello”[20], ossia i giusti di Israele e i gentili. Ma l’asinello, Io ve lo dico, sarà a Lui più fedele e lo seguirà precedendo l’asina e crescerà nel­la via della Verità e della Vita. Israele per la sua mala volon­tà perderà la pace e soffrirà in sé, per dei secoli, ciò che farà soffrire al suo Re, che sarà da esso ridotto il Re di dolore di cui parla Isaia[21]».
 Sciammai «La tua bocca sa insieme di latte e di bestemmia, nazareno. Rispondi: e dove è il Precursore? Quando lo avemmo?».
Gesù: «Egli è. Non dice Malachia[22]: “Ecco, io mando il mio angelo a preparare davanti a Me la strada; e subito verrà al suo Tempio il Dominatore da voi cercato e l’Angelo del Testa­mento, da voi bramato”? Dunque il Precursore precede immediatamente il Cristo. Egli già è come è il Cristo. Se anni passassero fra colui che prepara le vie al Signore e il Cristo, tutte le vie tornerebbero ingombre e contorte. Dio lo sa e pre­dispone che il Precursore anticipi di un’ora sola il Maestro. Quando vedrete questo Precursore, potrete dire: “La missio­ne del Cristo ha inizio”. A te dico: il Cristo aprirà molti occhi e molti orecchi quando verrà a queste vie. Ma non le tue e quel­le dei tuoi pari, che gli darete morte per la Vita che vi porta. Ma quando più alto di questo Tempio, più alto del Tabernaco­lo chiuso nel Santo dei santi, più alto della Gloria sostenuta dai Cherubini, il Redentore sarà sul suo trono e sul suo alta­re, maledizione ai deicidi e vita ai gentili fluiranno dalle sue mille e mille ferite, perché Egli, o maestro che non sai, non è, lo ripeto, Re di un regno umano, ma di un Regno spirituale, e suoi sudditi saranno unicamente coloro che per suo amore sapranno rigenerarsi nello spirito e, come Giona, dopo esser già nati, rinascere, su altri lidi: “quelli di Dio”, attraverso la spirituale generazione che avverrà per Cristo, il quale da­rà all’umanità la Vita vera».
Sciammai e i suoi accoliti: «Questo nazareno è Satana!».
Hillel e i suoi: «No. Questo fanciullo è Profeta di Dio. Re­sta con me, Bambino. La mia vecchiezza trasfonderà quanto sa al tuo sapere, e Tu sarai Maestro del popolo di Dio».
Gesù: « In verità ti dico che, se molti fossero come tu sei, salute verrebbe ad Israele. Ma la mia ora non è venuta. A Me parlano le voci del Cielo e nella solitudine le devo raccogliere finché non sarà la mia ora. Allora con le labbra e col sangue parlerò a Gerusalemme, e sarà mia la sorte dei Profeti lapida­ti e uccisi da essa. Ma sopra il mio essere è quello del Signore Iddio, al quale Io sottometto Me stesso come servo fedele per fare di Me sgabello alla sua gloria, in attesa che Egli faccia del mondo sgabello ai piedi del Cristo. Attendetemi nella mia ora. Queste pietre riudranno la mia voce e fremeranno alla mia ultima parola. Beati quelli che in quella voce avranno udito Iddio e crederanno in Lui attraverso ad essa. A questi il Cri­sto darà quel Regno che il vostro egoismo sogna umano, men­tre è celeste, e per il quale Io dico: “Ecco il tuo servo, Signore, venuto a fare la tua volontà. Consumala, perché di compierla Io ardo”.
E qui, con la visione di Gesù col volto infiammato di ardo­re spirituale alzato al cielo, le braccia aperte, ritto in piedi fra i dottori attoniti, mi finisce la visione.

(E sono le 3,30 del 29).
 
29 gennaio 1944.

Avrei qui da dirle due cose che la interessano certo e che avevo deciso di scrivere non appena tornata dal sopore. Ma siccome c’è dell’altro più pressante, scriverò poi.
[…]
Quello che le volevo dire all’inizio è questa cosa.
Lei oggi mi diceva come avevo potuto sapere i nomi di Hil­lel e Gamaliele e quello di Sciammai.
È la voce che io chiamo «seconda voce» quella che mi dice queste cose. Una voce ancor meno sensibile di quella del mio Gesù e degli altri che dettano. Queste sono voci, gliel’ho detto e glielo ripeto, che il mio udito spirituale percepisce uguali a voci umane. Le sento dolci o irate, forti o leggere, ridenti o me­ste. Come uno parlasse proprio vicino a me. Mentre questa «seconda voce» è come una luce, una intuizione che parla nel mio spirito. «Nel», non «al» mio spirito. È una indicazione.
Così, mentre io mi avvicinavo al gruppo dei disputanti e non sapevo chi era quell’illustre personaggio che a fianco di un vecchio disputava con tanto calore, questo «che» interno mi disse: «Gamaliele – Hillel». Sì. Prima Gamaliel e poi Hil­lel. Non ho dubbi. Mentre pensavo chi erano costoro, questo indicatore interno mi indicò il terzo antipatico individuo pro­prio mentre Gamaliel lo chiamava a nome. E così ho potuto sapere chi era costui dal farisaico aspetto.
 
 Dice Gesù: «Torniamo indietro molto, molto. Torniamo al Tempio, dove Io dodicenne sto disputando. Anzi torniamo nelle vie che con­ducono a Gerusalemme e da Gerusalemme al Tempio.
Vedi l’angoscia di Maria quando, riunitesi le schiere degli uomini e delle donne, Ella vede che Io non sono con Giuseppe.
Non alza la voce in rimproveri aspri verso lo sposo. Tutte le donne l’avrebbero fatto. Lo fate per molto meno, dimenti­cando che l’uomo è sempre il capo di casa. Ma il dolore che traspare dal volto di Maria trafigge Giuseppe più d’ogni rim­provero. Non si abbandona Maria a scene drammatiche. Per molto meno lo fate, amando d’esser notate e compatite. Ma il suo dolore contenuto è così palese, dal tremito che la prende, dal volto che impallidisce, dagli occhi che si dilatano, che com­muove più d’ogni scena di pianto e clamore.
Non sente più fatica, non fame. E il cammino era stato lungo e da tante ore non s’era preso ristoro! Ma Ella lascia tutto. E il giaciglio che si sta preparando e il cibo che sta per essere distribuito. E torna indietro. È sera, scende la notte. Non im­porta. Ogni passo la riporta verso Gerusalemme. Ferma le ca­rovane, i pellegrini. Interroga. Giuseppe la segue, la aiuta. Un giorno di cammino a ritroso e poi l’affannosa ricerca per la città.
Dove, dove può essere il suo Gesù? E Dio permette che El­la non sappia per tante ore dove cercarmi. Cercare un bambi­no nel Tempio era cosa senza giudizio. Che ci doveva fare un bambino nel Tempio? Al massimo, se s’era sperduto per la cit­tà ed era tornato là dentro, portato dai suoi piccoli passi, la sua voce piangente avrebbe chiamato la mamma ed attirato l’attenzione degli adulti, dei sacerdoti, i quali avrebbero prov­veduto a ricercare i genitori con dei bandi messi alle porte. Ma non c’era nessun bando. Nessuno in città sapeva di questo Bambino. Bello? Biondo? Robusto? Eh! ce ne sono tanti! Trop­po poco per poter dire: “L’ho visto. Era là e là”!
Poi, dopo tre giorni, simbolo di altri tre giorni di ango­scia futura, ecco che Maria esausta penetra nel Tempio, scor­re i cortili e i vestiboli. Nulla. Corre, corre, la povera Mam­ma, là dove sente una voce di bimbo. E fin gli agnelli col loro belare le paiono il pianto della sua Creatura che la cerca. Ma Gesù non piange. Ammaestra. Ecco che Maria sente, oltre una barriera di persone, la cara voce che dice: “Queste pietre fre­meranno… “. Ella cerca di fendere la calca e vi riesce dopo molto stento. Eccolo, il Figlio, a braccia aperte, ritto fra i dottori.
Maria è la Vergine prudente. Ma questa volta l’affanno so­verchia la sua riservatezza. È una diga che abbatte ogni al­tra cosa. Corre al Figlio, lo abbraccia, levandolo dallo sgabel­lo e posandolo al suolo, ed esclama: “Oh! perché ci hai fatto questo? Da tre giorni ti andiamo cercando. La tua Mamma sta per morire di dolore, Figlio. Il padre tuo è sfinito di fatica. Per­ché, Gesù?”
Non si chiedono i “perché” a Chi sa. I “perché” del suo modo di agire. Ai vocati non si chiede “perché” lasciano tut­to per seguire la voce di Dio. Io ero Sapienza e sapevo. Io ero “vocato” ad una missione e la compivo. Sopra il padre e la madre della terra vi è Dio, Padre divino. I suoi interessi supe­rano i nostri, i suoi affetti sono superiori ad ogni altro. Io lo dico a mia Madre.
Termino l’insegnamento ai dottori con l’insegnamento a Ma­ria, Regina dei dottori. Ed Ella non se lo è più dimenticato. Il sole le è tornato nel cuore avendomi per mano, umile e ub­bidiente, ma le mie parole le sono pure nel cuore. Molto sole e molte nubi scorreranno nel cielo durante quei ventuno anni[23] in cui sarò ancora sulla terra. E molta gioia e molto pianto si alternerà nel suo cuore per altri ventuno anni. Ma Ella non chiederà più: “Perché, Figlio mio, ci hai fatto questo?”. Imparate, o uomini protervi.
Ho istruito e illuminato Io la visione, perché tu non sei in grado di fare di più.
 
 
 



[1] Cfr. cap, 39:  “…Fuori del paese le donne si separano dagli uomini. I bimbi vanno con chi pare loro. Gesù resta con la Mamma.”
[2] Maria Valtorta – op. cit. – Vol. 1 – 41.1-13 – ed. CEV.
[3] Questo dettaglio ci conferma che la visione si riferisce al viaggio di Gesù per l’esame della maggiore età, infatti i capelli erano stati tagliati proprio in quell’occasione, come era consuetudine per un ragazzo ebreo che era diventato Figlio delle Legge. Bisogna però tener presente che più di un mese è passato fra la precedente visione e questa e quindi Maria non è ancora in grado di capire a che periodo si riferisce la visione.
Cfr. cap. 40:  Qui, per pri­ma cosa, gli raccorciano i capelli. I riccioloni vengono raccolti da Giuseppe.
[4] Ancora un dettaglio che ci permette di capire che Maria Valtorta era fisicamente presente alla vita di Gesù, infatti in più occasioni Gesù la guarda, la saluta, le sorride. Ovviamente solo Lui poteva vederla nel Suo eterno presente di Dio!
[5] Infatti è il mese di Nisan, il mese della Pasqua ebraica e Gesù è rimasto a Gerusalemme all’insaputa dei Suoi.  
[6] Maria Valtorta ancora non lo sa, ma sta descrivendo il Tempio di Gerusalemme, che lei non aveva ancora visto. E la torre da lei nominata è la Torre Antonia.
[7] Sicuramente il Calvario (o Golgota).
[8] Solo adesso Maria Valtorta capisce di essere dentro Gerusalemme e che quello che ha visto è in effetti il Tempio, prima che fosse distrutto dai romani.
[9] Famoso Rabbino dell’epoca di Gesù, nominato anche dai Vangeli canonici in Atti 5,[34]Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, stimato presso tutto il popolo. Dato ordine di far uscire per un momento gli accusati, [35]disse: «Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini….»
[10] Altro famoso Rabbino, ma non nominato dagli Evangelisti.
[11] Cfr. Daniele 9,[24]Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi.
[25]Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane.
Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi.
[26]Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate.
[27]Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore».
[12] Cfr. la genealogia di Davide, avo di Gesù:
Matteo 1,[2]Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, [3]Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, [4]Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, [5]Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, [6]Iesse generò il re Davide.
[13]  Cfr. Numeri 24, [15]Egli pronunciò il suo poema e disse:
“Oracolo di Balaam, figlio di Beor, oracolo dell’uomo dall’occhio penetrante,
[16]oracolo di chi ode le parole di Dio e conosce la scienza dell’Altissimo,
di chi vede la visione dell’Onnipotente, e cade ed è tolto il velo dai suoi occhi.
[17]Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino:
Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cranio dei figli di Set,
[18]Edom diverrà sua conquista e diverrà sua conquista Seir, suo nemico,
mentre Israele compirà prodezze. [19]Uno di Giacobbe dominerà i suoi nemici
e farà perire gli scampati da Ar”.
[14] Cfr. Geremia 31, [15]Così dice il Signore: «Una voce si ode da Rama,
lamento e pianto amaro: Rachele piange i suoi figli, rifiuta d’essere consolata perché non sono più».
[15] Cfr. Genesi 35,[16]Poi levarono l’accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di cammino per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì ed ebbe un parto difficile. [17]Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: «Non temere: anche questo è un figlio!». [18]Mentre esalava l’ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò Ben-Oni, ma suo padre lo chiamò Beniamino. [19]Così Rachele morì e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè Betlemme. [20]Giacobbe eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della tomba di Rachele esiste fino ad oggi.
[16] Cfr. Isaia 40, [1]«Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio.
[2]Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù,
è stata scontata la sua iniquità, perché ha ricevuto dalla mano del Signore
doppio castigo per tutti i suoi peccati». [3]Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa
la strada per il nostro Dio. [4]Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura. [5]Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà, poiché la bocca del Signore ha parlato».
[17] Drammatica profezia che si compirà esattamente nell’anno 70 d.C.
[18] Anche Sciammai, come i Farisei all’epoca della predicazione di Gesù, non  comprende che il Tempio al quale Gesù si riferisce è il Suo Corpo Santissimo, Tempio dello Spirito Santo.
[19] Cfr. Aggeo 2, [1]Il ventuno del settimo mese, questa parola del Signore fu rivelata per mezzo del profeta Aggeo: [2]Su, parla a Zorobabele figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, a Giosuè figlio di Iozedàk, sommo sacerdote, e a tutto il resto del popolo: [3]Chi di voi è ancora in vita che abbia visto questa casa nel suo primitivo splendore? Ma ora in quali condizioni voi la vedete? In confronto a quella, non è forse ridotta a un nulla ai vostri occhi? [4]Ora, coraggio, Zorobabele – oracolo del Signore – coraggio, Giosuè figlio di Iozedàk, sommo sacerdote; coraggio, popolo tutto del paese, dice il Signore, e al lavoro, perché io sono con voi – oracolo del Signore degli eserciti – [5]secondo la parola dell’alleanza che ho stipulato con voi quando siete usciti dall’Egitto; il mio spirito sarà con voi, non temete.
[6]Dice infatti il Signore degli eserciti: Ancora un pò di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma. [7]Scuoterò tutte le nazioni e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò questa casa della mia gloria, dice il Signore degli eserciti. [8]L’argento è mio e mio è l’oro, dice il Signore degli eserciti. [9]La gloria futura di questa casa sarà più grande di quella di una volta, dice il Signore degli eserciti; in questo luogo porrò la pace – oracolo del Signore degli eserciti – .
[20]Cfr. Zaccaria 9,[9]Esulta grandemente figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
[21] Cfr. Isaia 53,[3]Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
[22] Cfr. Malachia 3, [1]Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore degli eserciti. [2]Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. [3]Siederà per fondere e purificare; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia. [4]Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani. [5]Io mi accosterò a voi per il giudizio e sarò un testimone pronto contro gli incantatori, contro gli adùlteri, contro gli spergiuri, contro chi froda il salario all’operaio, contro gli oppressori della vedova e dell’orfano e contro chi fa torto al forestiero. Costoro non mi temono, dice il Signore degli eserciti.
[23] Da queste parole di Gesù è chiaro che la Sua Morte è avvenuta quando Lui aveva 33 anni, così come la tradizione ci riporta. Ma dalle parole successive ci arriva un’altra notizia ed è quella che Maria Ss. è rimasta sulla terra per altri 21 anni prima di essere assunta al Cielo.  
 
 
Buona meditazione.

La pace sia con voi.
Giovanna

 

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, festaultima modifica: 2012-12-29T06:17:58+01:00da dio_amore
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento