«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?»

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Carissimi tutti,
certamente molti di voi si saranno chiesti che significato avevano le parole dette da Gesù quando gli viene riferito: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 
Infatti la sua risposta: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».  Sembra mettere in secondo piano la Sua SS. Madre e i fratel-cugini e lasciano un poco interdetti.
Allora è attraverso la visione a Maria Valtorta di questo evento che abbiamo la chiara spiegazione di che cosa le Sue Parole significhino e poi è Maria SS. stessa che ce le spiega ulteriormente perché noi non si possa aver dubbio alcuno sull’operato del Suo SS. Figlio:
 
Vangelo Mc 3,31-35
 
Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.
 
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

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[…] Un brusìo, che non è né di approvazione né di protesta, scorre per la folla, che si pigia ormai tanto numerosa che an­che la via ne è stipata, oltre l’orto e la terrazza. Vi è gente a ca­valcioni del muretto, arrampicata sul fico dell’orto e sulle piante degli orti vicini, perché tutti vogliono sentire la disputa fra Gesù e i suoi nemici. Il brusìo, come un’onda che dal largo giunge al lido, arriva di bocca in bocca fino agli apostoli che più sono vicino a Gesù, ossia Pietro, Giovanni, lo Zelote e i fi­gli di Alfeo. Perché gli altri sono parte sulla terrazza e parte nella cucina. Meno Giuda Iscariota che è sulla via, fra la folla. E Pietro, Giovanni, lo Zelote, i figli d’Alfeo lo raccolgono questo brusìo e dicono a Gesù: 
«Maestro, c’è tua Madre e i tuoi fratelli. Sono là fuori, sulla via, e ti cercano perché ti vogliono parlare. Da’ ordine che la folla si allontani perché essi possano venire a Te, perché certo un gran motivo li ha portati fin qui a cercarti». 
Gesù alza il capo e vede in fondo alla gente il viso angoscia­to di sua Madre che lotta per non piangere, mentre Giuseppe di Alfeo le parla concitatamente, e vede i segni di diniego di Lei, ripetuti, energici, nonostante l’insistenza di Giuseppe. 
Vede anche il viso imbarazzato di Simone, palesemente addolorato, disgustato… Ma non sorride e non ordina nulla. Lascia l’Af­flitta nel suo dolore e i cugini là dove sono. Abbassa gli occhi sulla folla e, rispondendo agli apostoli vi­cini, risponde anche a quelli lontani che tentano di far valere il sangue più del dovere.
«Chi è mia Madre? Chi sono i miei fra­telli?». 
Gira l’occhio, severo nel volto che impallidisce per questa violenza che si deve fare, per mettere il dovere al disopra dell’affetto e del sangue e per fare questa sconfessione del suo legame alla Madre per servire il Padre, e dice, accennando con un largo gesto la folla che si pigia intorno a Lui al lume rosso delle torce e alla luce argentea della luna quasi piena: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli. Coloro che fanno la volontà di Dio sono i miei fratelli e sorelle, sono mia madre. Non ne ho altri. E i miei saranno tali se, per primi e con maggior perfe­zione di ogni altro, faranno la volontà di Dio fino al sacrificio totale di ogni altra volontà o voce di sangue e di affetto». 
La folla ha un mormorio più forte, come se fosse un mare sconvolto da un subito vento. Gli scribi iniziano la fuga dicendo: «É un demonio! Rinnega persino il suo sangue!». 
I parenti avanzano dicendo: «É un folle! Tortura persino sua Madre!». 
Gli apostoli dicono: «In verità che in questa parola c’è tutto l’eroismo!». 
La folla dice: «Come ci ama!». 
A fatica, Maria con Giuseppe e Simone fendono la folla. Lei tutta dolcezza, Giuseppe tutto furia, Simone tutto imba­razzo. Giungono presso a Gesù. E Giuseppe lo investe subito: 
«Sei folle! Offendi tutti. Non rispetti neppure tua Madre. Ma ora sono qui io e te lo impe­dirò. É vero che vai come lavorante qua e là? E allora, se vero è, perché non lavori nella tua bottega, sfamando tua Madre? Perché menti dicendo che il tuo lavoro è la predicazione, ozio­so e ingrato che sei, se poi vai al lavoro prezzolato in casa estranea? Veramente mi sembri preso da un demonio che ti travia. Rispondi!». 
Gesù si volta e prende per mano il bambino Giuseppe, se lo tira vicino e poi lo alza tenendolo per le ascelle e dice: «Il mio lavoro fu sfamare questo innocente e i suoi parenti e persua­derli che Dio è buono. É stato predicare a Corozim l’umiltà e la carità. E non a Corozim soltanto. Ma anche a te, Giuseppe, fra­tello ingiusto. Ma Io ti perdono perché ti so morso da denti di serpe. E perdono anche a te, Simone incostante. Non ho nulla da perdonare né da farmi perdonare da mia Madre, perché Ella giudica con giustizia. Il mondo faccia ciò che vuole. Io faccio ciò che Dio vuole. E con la benedizione del Padre e della Ma­dre mia sono felice più che se tutto il mondo mi acclamasse re secondo il mondo. Vieni, Madre. Non piangere. Essi non sanno ciò che fanno. Perdonali». 
«Oh! Figlio mio! Io so. Tu sai. Non c’è altro da dire…». 
«Non c’è altro da dire fuorché alla gente questo: “Andate in pace”». 
E Gesù benedice la folla e poi, tenendo con la destra Maria, con la sinistra il bambino, si avvia alla scaletta e la sale per il primo. (da: L’Evangelo come mi è stato rivelato, cap. 269, ed. CEV)
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 Dice Maria:
«Un altro regalo della Mamma in occasione della mia Festa.
Vi sono altre due frasi nei vangeli che mi si riferiscono e che voi interpretate più o meno bene. Io te le spiego.
Dice Matteo: “Mentre Gesù parlava, sua Madre e i suoi fratelli stavano fuori cercando di parlargli. Uno disse: ‘Tua Madre e i tuoi fratelli ti cercano’. Ma Egli rispose: ‘Chi è mia Madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia Madre e i miei fratelli: chiunque fa la Volontà del Padre mio’ ”.
Ripudio della sua Mamma? No. Lode alla Madre sua che fu perfetta nel fare la Volontà del Padre. Bene lo sapeva il mio Gesù quale volontà io eseguivo! Una volontà che avevo fatta mia e davanti alla quale non arretravo per quanto ogni scoccare di minuto mi ripetesse, come colpo su un chiodo infisso nel cuore: “Ciò termina col Calvario”.  Bene sapeva che avevo meritato d’esser Madre di Dio per avere fatto questa Volontà e, se non l’avessi fatta, Egli non mi avrebbe avuto per Madre.
Perciò, fra tutti coloro che l’ascoltavano, legata a Lui da un vincolo superiore al sangue, da un vincolo soprannaturale, io ero, prima in epoca e in cognizione, fra tutti i discepoli ‑ perché il Verbo di Dio m’aveva istruita sin da quando lo portavo nel seno ‑ io ero“la sua Madre” nel senso che Egli dava al suo dire divino, e unito al riconoscimento umano degli ascoltatori Egli mi dava il suo riconoscimento divino di vera Madre, perché davo vita alla Volontà del Padre suo e mio.
Luca racconta che mentre Gesù parlava una donna disse: “Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato”. Al che il Figlio mio rispose: “Beati piuttosto coloro che odono la parola di Dio e l’osservano”.
L’esser Madre di Gesù fu una grazia  di cui non m’era lecito gloriarmi. Fra i milioni e milioni di anime create dal Padre, Egli, per un decreto imperscrutabile, scelse la mia ad esser senza macchia. Non vuole l’Eterno che in Cielo io mi umilii, perché m’ha fatta Regina nell’istante felice in cui, lasciata la Terra, sono stata cinta dall’abbraccio del Figlio mio, nostalgia acuta del tempo della separazione, desiderio che mi consumò come lampada che arde. Ma se lo permettesse, io starei in eterno prostrata davanti al suo Fulgore per umiliargli tutta Me stessa in ricordo del suo decreto di benignità che m’ha dato un’anima battezzata in anticipo su tutte le anime, non coll’acqua ed il sale ma col fuoco del suo Amore.
L’avere Egli succhiato al mio seno neppure poteva suscitarmi vampe di superbia. Egli avrebbe ben potuto venire sulla Terra ed essere Evangelizzatore e Redentore senza avvilire la sua Divinità incarnata ai naturali bisogni di un infante. Come al Cielo salì dopo la sua Missione, così dal Cielo poteva scendere per iniziarla dotato di un corpo adulto e perfetto, necessario alla vostra pesantezza di carnali. Tutto può il mio Signore e Figlio ed io non sono stata che uno strumento per rendere più comprensibile e più persuasiva a voi la reale Incarnazione di Dio, purissimo Spirito, nelle vesti di Gesù Cristo figlio di Maria di Nazareth.
Ma l’avere osservato la parola di Dio e affinato i sensi dell’anima con una purezza totale sin dall’infanzia, questo era grandezza; e l’aver ascoltato la Parola che m’era Figlio per renderla mio pane e sempre più fondermi al mio Signore, questa era beatitudine.
Oh! santa Parola. Dono dato ai diletti di Dio, veste di fuoco che cingi di splendori, Vita che divieni la Vita di coloro a cui ti dài, che Tu sia sempre più  da essi amata come io ti amai in ardore e umiltà.
Opera in questi miei figli, o Parola santissima, poiché io li ho presi per miei ai piedi della Croce per dare conforto al mio strazio di Madre a cui è stato ucciso il Figlio adorato, e conducili al Cielo per una via di verità splendenti e di ardenti opere. Conducimeli sul Cuore dove Tu hai dormito infante e posato ucciso, dove ancora sono stille del tuo Sangue santissimo e del mio pianto, perché il resto della loro umanità dilegui a quel contatto ed essi, luminosi della tua Luce, entrino con Te nella Città dove tutto è eterna perfezione e dove Tu regni e regnerai, Figlio mio santo!.» (da: I Quaderni del 1943, 7 dicembre, ed. CEV)

Buona meditazione sulle rivelazioni date da Dio! 
La pace sia con voi. 
 
Giovanna
«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?»ultima modifica: 2012-01-28T06:52:07+01:00da dio_amore
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