XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

 

 

Carissimi tutti,

eccomi nuovamente a voi per sottoporre alla vostra attenzione e meditazione questa splendida pagina del Vangelo che ci racconta la vera e profonda conversione di Zaccheo, pubblicano e ricco!

Come per Matteo, anche per lui passa la Grazia e lo conquista per sempre. Contrariamente al giovane ricco, Zaccheo lascia tutto e segue Gesù. Diventerà un suo Discepolo.

Il testo valtortiano che ci descrive questo incontro, è preceduto dalla narrazione di un miracolo fatto da Gesù ad un lebbroso, che diventa poi il mezzo per rompere gli ultimi indugi di Zaccheo. Infatti, quando Gesù arriva a Gerico, Lui si trova di fronte un uomo già convertito nel suo cuore, ma bisognoso del perdono e dell’Amore divino.

Come sempre, le pagine valtortiane ci arrichiranno di tanti stupendi dettagli che fanno strappare lacrime di gioia a chi sa leggerli col cuore aperto e sincero. Non so a voi, ma a me, l’Amore di Gesù verso i malati nello spirito e nella carne, sempre mi commuove!

Buona lettura e meditazione quindi!

La pace sia con voi.

Giovanna

PRIMA LETTURA (Sap 11,22-12,2)

Hai compassione di tutti, perché ami tutte le cose che esistono.

Dal libro della Sapienza

SECONDA LETTURA (2Ts 1,11-2,2)
Sia glorificato il nome di Cristo in voi, e voi in lui.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

VANGELO (Lc 19,1-10)
Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Maria Valtorta: L’Evangelo come mi è stato rivelato. [417.1-10], ed. CEV

[…]

4Passa del tempo. L’ora si fa calda. Il mercato si sfolla. Il ga­belliere, col capo appoggiato ad una mano, pensa seduto al suo banco.

«Ecco, ecco il Nazareno!», gridano dei fanciulli accennando la via maestra.

Donne, uomini, malati, mendichi si affrettano a corrergli incontro. La piazza resta vuota. Solo dei ciuchi e dei cammelli, legati alle palme, restano al loro posto, e resta Zaccheo al suo banco.

Ma poi si alza in piedi e monta sul banco. Non vede ancora nulla, perché molti hanno staccato frasche e le ondeggiano co­me per giubilo e Gesù appare chino su dei malati. Allora Zac­cheo si leva l’abito e, rimanendo con la sola tunica corta, si ar­rampica su uno degli alberi. Va su a fatica contro il tronco grosso e liscio, che le sue corte gambe e le sue corte braccia af­ferrano male. Ma ci riesce e si mette a cavalcioni di due rami come su un ballatoio. Le gambe pendono oltre questa ringhie­ra, ed egli dalla cintura in su si spenzola come uno ad una fi­nestra, e guarda.

La turba arriva sulla piazza. Gesù alza gli occhi e sorride al solitario spettatore appollaiato fra i rami. «Zaccheo, scendi subito. Oggi mi fermo in casa tua», ordina.

E Zaccheo, dopo un momento di stupore, col viso paonazzo per l’emozione, si lascia scivolare come un sacco a terra. È agi­tato e stenta a rimettersi la veste. Chiude i suoi registri e la sua cassa con mosse che, per volere esser troppo svelte, sono ancor più lente. Ma Gesù è paziente. Accarezza dei bambini mentre aspetta.

5Infine Zaccheo è pronto. Si accosta al Maestro e lo guida ad una bella casa con un ampio giardino tutto intorno, che è al centro del paese. Un bel paese. Anzi una città di poco inferiore a Gerusalemme per la edilizia, se non per la vastità.

Gesù entra e, mentre attende che il pasto sia preparato, si occupa di malati e di sani. Con una pazienza… che solo può essere sua.

Zaccheo va e viene dandosi un gran daffare. Non sta in sé dalla gioia. Vorrebbe parlare con Gesù. Ma Gesù è sempre circondato da una turba di popolo.

Infine Gesù congeda tutti dicendo: «Al calar del sole torna­te. Ora andate alle vostre case. La pace a voi».

Il giardino si sfolla e viene servito il pasto in una bella e fre­sca sala che dà sul giardino. Zaccheo ha fatto le cose con ric­chezza. Non vedo altri famigliari, per cui penso che Zaccheo fosse celibe e solo, con molti servi.

6Alla fine del pasto, quando i discepoli si spargono all’ombra dei cespugli per riposare, Zaccheo resta con Gesù nella fresca sala. Anzi per un poco resta solo Gesù, perché Zaccheo si ritira come per lasciar riposare Gesù. Ma poi torna e guarda da una fessura di tenda. Vede che Gesù non dorme, ma pensa. Allora si avvicina. Ha fra le braccia un cofano pesante. Lo po­ne sulla tavola presso a Gesù e dice: «Maestro… mi è stato parlato di Te. Da tempo. Un giorno Tu hai detto su un monte tante verità che i nostri dottori non sanno più dire. Mi sono ri­maste in cuore… e da allora penso a Te… Poi mi è stato detto che sei buono e non respingi i peccatori. Io sono peccatore, Maestro. Mi è stato detto che Tu guarisci i malati. Io sono ma­lato nel cuore perché ho frodato, perché ho fatto usura, perché sono stato vizioso, ladro, duro verso i poveri. Ma ora, ecco, io sono guarito perché Tu mi hai parlato. Ti sei avvicinato a me e il demonio del senso e della ricchezza è fuggito. Ed io da oggi sono tuo, se Tu non mi rifiuti, e per mostrarti che io nasco di nuovo in Te, ecco che mi spoglio delle ricchezze male acquista­te e ti do metà del mio avere per i poveri e l’altra metà la userò a restituire, quadruplicato, quanto ho preso con frode. So chi ho frodato. E poi, dopo aver reso ad ognuno il suo, ti seguirò, Maestro, se Tu lo permetti…».

«Io lo voglio. Vieni. Sono venuto per salvare e chiamare alla Luce. Oggi Luce e Salvezza è venuta alla casa del tuo cuore. Coloro che là, oltre il cancello, mormorano poiché Io ti ho re­dento sedendomi al tuo convito, dimenticano che tu sei figlio di Abramo come essi e che Io sono venuto per salvare chi era perduto e dare Vita ai morti dello spirito. Vieni, Zaccheo. Hai compreso la mia parola meglio di tanti che mi seguono solo per potermi accusare. Perciò d’ora in avanti sarai meco».

La visione cessa qui.

MA NON CESSANO QUI LE SUE PAROLE, INFATTI GESU’ CI FARA’ UNO STUPENDO COMMENTO SU QUESTO FATTO. COMMENTO CHE VI INVITO A LEGGERE ASSIEME AL TESTO ORIGINALE COMPLETO, NEL  RIQUADRO QUI A FIANCO.

 

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)ultima modifica: 2010-10-28T05:55:00+02:00da dio_amore
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