28/01/2012

«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?»

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Carissimi tutti,
certamente molti di voi si saranno chiesti che significato avevano le parole dette da Gesù quando gli viene riferito: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 
Infatti la sua risposta: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».  Sembra mettere in secondo piano la Sua SS. Madre e i fratel-cugini e lasciano un poco interdetti.
Allora è attraverso la visione a Maria Valtorta di questo evento che abbiamo la chiara spiegazione di che cosa le Sue Parole significhino e poi è Maria SS. stessa che ce le spiega ulteriormente perché noi non si possa aver dubbio alcuno sull'operato del Suo SS. Figlio:
 
Vangelo Mc 3,31-35
 
Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.
 
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
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[...] Un brusìo, che non è né di approvazione né di protesta, scorre per la folla, che si pigia ormai tanto numerosa che an­che la via ne è stipata, oltre l'orto e la terrazza. Vi è gente a ca­valcioni del muretto, arrampicata sul fico dell'orto e sulle piante degli orti vicini, perché tutti vogliono sentire la disputa fra Gesù e i suoi nemici. Il brusìo, come un'onda che dal largo giunge al lido, arriva di bocca in bocca fino agli apostoli che più sono vicino a Gesù, ossia Pietro, Giovanni, lo Zelote e i fi­gli di Alfeo. Perché gli altri sono parte sulla terrazza e parte nella cucina. Meno Giuda Iscariota che è sulla via, fra la folla. E Pietro, Giovanni, lo Zelote, i figli d'Alfeo lo raccolgono questo brusìo e dicono a Gesù: 
«Maestro, c'è tua Madre e i tuoi fratelli. Sono là fuori, sulla via, e ti cercano perché ti vogliono parlare. Da' ordine che la folla si allontani perché essi possano venire a Te, perché certo un gran motivo li ha portati fin qui a cercarti». 
Gesù alza il capo e vede in fondo alla gente il viso angoscia­to di sua Madre che lotta per non piangere, mentre Giuseppe di Alfeo le parla concitatamente, e vede i segni di diniego di Lei, ripetuti, energici, nonostante l'insistenza di Giuseppe. 
Vede anche il viso imbarazzato di Simone, palesemente addolorato, disgustato... Ma non sorride e non ordina nulla. Lascia l'Af­flitta nel suo dolore e i cugini là dove sono. Abbassa gli occhi sulla folla e, rispondendo agli apostoli vi­cini, risponde anche a quelli lontani che tentano di far valere il sangue più del dovere.
«Chi è mia Madre? Chi sono i miei fra­telli?». 
Gira l'occhio, severo nel volto che impallidisce per questa violenza che si deve fare, per mettere il dovere al disopra dell'affetto e del sangue e per fare questa sconfessione del suo legame alla Madre per servire il Padre, e dice, accennando con un largo gesto la folla che si pigia intorno a Lui al lume rosso delle torce e alla luce argentea della luna quasi piena: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli. Coloro che fanno la volontà di Dio sono i miei fratelli e sorelle, sono mia madre. Non ne ho altri. E i miei saranno tali se, per primi e con maggior perfe­zione di ogni altro, faranno la volontà di Dio fino al sacrificio totale di ogni altra volontà o voce di sangue e di affetto». 
La folla ha un mormorio più forte, come se fosse un mare sconvolto da un subito vento. Gli scribi iniziano la fuga dicendo: «É un demonio! Rinnega persino il suo sangue!». 
I parenti avanzano dicendo: «É un folle! Tortura persino sua Madre!». 
Gli apostoli dicono: «In verità che in questa parola c'è tutto l'eroismo!». 
La folla dice: «Come ci ama!». 
A fatica, Maria con Giuseppe e Simone fendono la folla. Lei tutta dolcezza, Giuseppe tutto furia, Simone tutto imba­razzo. Giungono presso a Gesù. E Giuseppe lo investe subito: 
«Sei folle! Offendi tutti. Non rispetti neppure tua Madre. Ma ora sono qui io e te lo impe­dirò. É vero che vai come lavorante qua e là? E allora, se vero è, perché non lavori nella tua bottega, sfamando tua Madre? Perché menti dicendo che il tuo lavoro è la predicazione, ozio­so e ingrato che sei, se poi vai al lavoro prezzolato in casa estranea? Veramente mi sembri preso da un demonio che ti travia. Rispondi!». 
Gesù si volta e prende per mano il bambino Giuseppe, se lo tira vicino e poi lo alza tenendolo per le ascelle e dice: «Il mio lavoro fu sfamare questo innocente e i suoi parenti e persua­derli che Dio è buono. É stato predicare a Corozim l'umiltà e la carità. E non a Corozim soltanto. Ma anche a te, Giuseppe, fra­tello ingiusto. Ma Io ti perdono perché ti so morso da denti di serpe. E perdono anche a te, Simone incostante. Non ho nulla da perdonare né da farmi perdonare da mia Madre, perché Ella giudica con giustizia. Il mondo faccia ciò che vuole. Io faccio ciò che Dio vuole. E con la benedizione del Padre e della Ma­dre mia sono felice più che se tutto il mondo mi acclamasse re secondo il mondo. Vieni, Madre. Non piangere. Essi non sanno ciò che fanno. Perdonali». 
«Oh! Figlio mio! Io so. Tu sai. Non c'è altro da dire...». 
«Non c'è altro da dire fuorché alla gente questo: "Andate in pace"». 
E Gesù benedice la folla e poi, tenendo con la destra Maria, con la sinistra il bambino, si avvia alla scaletta e la sale per il primo. (da: L'Evangelo come mi è stato rivelato, cap. 269, ed. CEV)
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 Dice Maria:
«Un altro regalo della Mamma in occasione della mia Festa.
Vi sono altre due frasi nei vangeli che mi si riferiscono e che voi interpretate più o meno bene. Io te le spiego.
Dice Matteo: “Mentre Gesù parlava, sua Madre e i suoi fratelli stavano fuori cercando di parlargli. Uno disse: ‘Tua Madre e i tuoi fratelli ti cercano’. Ma Egli rispose: ‘Chi è mia Madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia Madre e i miei fratelli: chiunque fa la Volontà del Padre mio’ ”.
Ripudio della sua Mamma? No. Lode alla Madre sua che fu perfetta nel fare la Volontà del Padre. Bene lo sapeva il mio Gesù quale volontà io eseguivo! Una volontà che avevo fatta mia e davanti alla quale non arretravo per quanto ogni scoccare di minuto mi ripetesse, come colpo su un chiodo infisso nel cuore: “Ciò termina col Calvario”.  Bene sapeva che avevo meritato d’esser Madre di Dio per avere fatto questa Volontà e, se non l’avessi fatta, Egli non mi avrebbe avuto per Madre.
Perciò, fra tutti coloro che l’ascoltavano, legata a Lui da un vincolo superiore al sangue, da un vincolo soprannaturale, io ero, prima in epoca e in cognizione, fra tutti i discepoli ‑ perché il Verbo di Dio m’aveva istruita sin da quando lo portavo nel seno ‑ io ero“la sua Madre” nel senso che Egli dava al suo dire divino, e unito al riconoscimento umano degli ascoltatori Egli mi dava il suo riconoscimento divino di vera Madre, perché davo vita alla Volontà del Padre suo e mio.
Luca racconta che mentre Gesù parlava una donna disse: “Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato”. Al che il Figlio mio rispose: “Beati piuttosto coloro che odono la parola di Dio e l’osservano”.
L’esser Madre di Gesù fu una grazia  di cui non m’era lecito gloriarmi. Fra i milioni e milioni di anime create dal Padre, Egli, per un decreto imperscrutabile, scelse la mia ad esser senza macchia. Non vuole l’Eterno che in Cielo io mi umilii, perché m’ha fatta Regina nell’istante felice in cui, lasciata la Terra, sono stata cinta dall’abbraccio del Figlio mio, nostalgia acuta del tempo della separazione, desiderio che mi consumò come lampada che arde. Ma se lo permettesse, io starei in eterno prostrata davanti al suo Fulgore per umiliargli tutta Me stessa in ricordo del suo decreto di benignità che m’ha dato un’anima battezzata in anticipo su tutte le anime, non coll’acqua ed il sale ma col fuoco del suo Amore.
L’avere Egli succhiato al mio seno neppure poteva suscitarmi vampe di superbia. Egli avrebbe ben potuto venire sulla Terra ed essere Evangelizzatore e Redentore senza avvilire la sua Divinità incarnata ai naturali bisogni di un infante. Come al Cielo salì dopo la sua Missione, così dal Cielo poteva scendere per iniziarla dotato di un corpo adulto e perfetto, necessario alla vostra pesantezza di carnali. Tutto può il mio Signore e Figlio ed io non sono stata che uno strumento per rendere più comprensibile e più persuasiva a voi la reale Incarnazione di Dio, purissimo Spirito, nelle vesti di Gesù Cristo figlio di Maria di Nazareth.
Ma l’avere osservato la parola di Dio e affinato i sensi dell’anima con una purezza totale sin dall’infanzia, questo era grandezza; e l’aver ascoltato la Parola che m’era Figlio per renderla mio pane e sempre più fondermi al mio Signore, questa era beatitudine.
Oh! santa Parola. Dono dato ai diletti di Dio, veste di fuoco che cingi di splendori, Vita che divieni la Vita di coloro a cui ti dài, che Tu sia sempre più  da essi amata come io ti amai in ardore e umiltà.
Opera in questi miei figli, o Parola santissima, poiché io li ho presi per miei ai piedi della Croce per dare conforto al mio strazio di Madre a cui è stato ucciso il Figlio adorato, e conducili al Cielo per una via di verità splendenti e di ardenti opere. Conducimeli sul Cuore dove Tu hai dormito infante e posato ucciso, dove ancora sono stille del tuo Sangue santissimo e del mio pianto, perché il resto della loro umanità dilegui a quel contatto ed essi, luminosi della tua Luce, entrino con Te nella Città dove tutto è eterna perfezione e dove Tu regni e regnerai, Figlio mio santo!.» (da: I Quaderni del 1943, 7 dicembre, ed. CEV)

Buona meditazione sulle rivelazioni date da Dio! 
La pace sia con voi. 
 
Giovanna

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27/01/2012

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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PRIMA LETTURA (Dt 18,15-20)
Susciterò un profeta e gli porrò in bocca le mie parole.
Dal libro del Deuterònomio

 
SECONDA LETTURA (1Cor 7,32-35)
La vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

 
VANGELO (Mc 1,21-28)
Insegnava loro come uno che ha autorità.
+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
 
 
Carissimi,
 
per la prossima domenica,  il Vangelo di Marco (che leggeremo durante tutto questo anno B, salvo alcune volte che ci sarà presentato Giovanni), ci racconta uno dei primi miracoli di Gesù su un posseduto da uno spirito immondo. La sua descrizione è ovviamente molto stringata, ma noi che abbiamo modo di leggere i testi valtortiani avremo modo di "vedere" tutto quello che realmente accadde in quell'occasione e le sorprese non saranno poche!
   
Maria Valtorta: L'Evangelo come mi è stato rivelato. [59.1-8]
 
1Vedo la sinagoga di Cafarnao. È già piena di folla in attesa. Gente sulla porta occhieggia sulla piazza ancora assolata, ben­ché sia verso sera.
Finalmente un grido: «Ecco il Rabbi che viene». La gente si volta tutta verso l'uscio, i più bassi si alzano sulle punte dei piedi o cercano di spingersi avanti. Qualche disputa, qualche spintone, nonostante i rimproveri degli addetti alla sinagoga e dei maggiorenti della città.
«La pace sia su tutti coloro che cercano la Verità». Gesù è sulla soglia e saluta benedicendo a braccia tese in avanti. La luce vivissima che è nella piazza assolata ne staglia l'alta figu­ra, innimbandola di luce. Egli ha deposto il candido abito ed è nel suo solito azzurro cupo. Si avanza fra la folla, che si apre e si rinserra intorno a Lui come onda intorno ad una nave.
2«Sono malato, guariscimi!», geme un giovane, che mi pare tisico all'aspetto, e prende Gesù per la veste.
Gesù gli pone la mano sul capo e dice: «Confida. Dio ti ascolterà. Lascia ora che Io parli al popolo, poi verrò a te».
Il giovane lo lascia andare e si mette quieto.
«Che ti ha detto?», gli chiede una donna con un bambino in braccio.
«Mi ha detto che dopo aver parlato al popolo verrà a me».
«Ti guarisce, allora?».
«Non so. Mi ha detto: "Confida". Io spero».
«Che ha detto? Che ha detto?». La folla vuoi sapere. La ri­sposta di Gesù è ripetuta fra il popolo.
«Allora io vado a prendere il mio bambino».
«Ed io porto qui il mio vecchio padre.».
«Oh! se Aggeo volesse venire! Io provo... ma non verrà».
3Gesù ha raggiunto il suo posto. Saluta il capo della sinagoga ed è salutato da questi. È un ometto basso, grasso e vec­chiotto. Per parlare a lui Gesù si china. Pare una palma che si curvi su un arbusto più largo che alto.
«Che vuoi che ti dia?», chiede l'archisinagogo.
«Quello che credi, oppure a caso. Lo Spirito guiderà».
«Ma... e sarai preparato?».
«Lo sono. Dài a caso. Ripeto: lo Spirito del Signore guiderà la scelta per il bene di questo popolo».
L'archisinagogo stende una mano sul mucchio dei rotoli, ne prende uno, apre e si ferma a un dato punto. «Questo», dice

 

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Gesù prende il rotolo e legge il punto segnato: «Giosuè: "Alzati e santifica il popolo e di' loro: 'Santificatevi per doma­ni perché, dice il Signore Dio d'Israele, l'anatema è in mezzo a voi, o Israele; tu non potrai stare a fronte dei tuoi nemici fino a tanto che non sia tolto di mezzo a te chi s'è contaminato con tal delitto'"». Si ferma, arrotola il rotolo e lo riconsegna.
La folla è attentissima. Solo bisbiglia alcuno: «Ne udremo di belle contro i nemici!». «È il Re di Israele, il Promesso, che raccoglie il suo popolo!».
4Gesù tende le braccia nella solita posa oratoria. Il silenzio si fa completo.
«Chi è venuto per santificarvi si è alzato. È uscito dal segre­to della casa dove si è preparato a questa missione. Si è purifi­cato per darvi esempio di purificazione ((G Il Battesimo al Giordano era dunque solo “esempio di purificazione”!)). Ha preso la sua posi­zione di fronte ai potenti del Tempio e al popolo di Dio, e ora è fra voi. Io sono. ((G Le parole che solo Dio può dire!)) Non come, con mente annebbiata e fermento nel cuore, alcuni fra voi pensano e sperano. Più alto e più grande è il Regno di cui sono il Re futuro e a cui vi chiamo.
Vi chiamo, o voi di Israele, prima d'ogni altro popolo, per­ché voi siete quelli che nei padri dei padri ebbero promessa di quest'ora e alleanza col Signore altissimo. Ma non con turbe di armati, non con ferocie di sangue sarà formato questo Regno, e ad esso non i violenti, non i prepotenti, non i superbi, gli ira­condi, gli invidiosi, i lussuriosi, gli avari, ma i buoni, i miti, i continenti, i misericordiosi, gli umili, gli amorosi del prossimo e di Dio, i pazienti, avranno entrata.
Israele! Non contro i nemici di fuori sei chiamato a combat­tere. Ma contro i nemici di dentro. Contro quelli che sono in ogni tuo cuore. Nel cuore dei dieci e dieci e diecimila tuoi figli. Levate l'anatema del peccato da tutti i vostri singoli cuori, se volete che domani Dio vi raduni e vi dica: "Mio popolo, a te il Regno che non sarà più sconfitto, né invaso, né insidiato da nemici".
Domani. Quale, questo domani? Fra un anno o fra un mese? Oh! non cercate! Non cercate, con sete malsana, di sapere ciò che è futuro con mezzo che ha sapore di colpevole stregoneria. Lasciate ai pagani lo spirito pitone. Lasciate a Dio eterno il se­greto del suo tempo.Voi da domani, il domani che sorgerà do­po quest'ora di sera, e quella che verrà di notte, che sorgerà col canto del gallo, venite a purificarvi nella vera penitenza.
Pentitevi dei vostri peccati per esser perdonati e pronti al Regno. Levate da voi l'anatema del peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandi di salute eterna. Esaminatevi ognuno con sincerità e troverete il punto in cui avete sbagliato. Umilmente abbiatene pentimento since­ro. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna. Ma pentitevi colla volontà ferma, che vi porti a muta­re vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. Domani.
Domani? vi chiedete. Oh! è sempre un domani sollecito l'ora di Dio, anche se viene al termine di una vita longeva come quella dei Patriarchi. L'eternità non ha per misura di tempo lo scorrere lento della clessidraE quelle misure di tempo che voi chiamate giorni, mesi, anni, secoli, sono palpiti dello Spirito eterno che vi mantiene in vita. Ma voi eterni siete nello spirito vostro, e dovete, per lo spirito, tenere lo stesso metodo di misu­razione del tempo che ha il Creatore vostro. Dire, dunque: "Domani sarà il giorno della mia morte". Anzi, non morte per il fedele. Ma riposo di attesa, in attesa del Messia che apra le porte dei Cieli.
E in verità vi dico che fra i presenti solo ventisette morranno dovendo attendere. Gli altri saranno già giudicati prima della morte, e la morte sarà il passaggio a Dio o a Mammona senza indugio, perché il Messia è venuto, è fra voi e vi chiama per dar­vi la Buona Novella, per istruirvi alla Verità, per salvarvi al Cielo.
Fate penitenza! Il "domani" del Regno dei Cieli è imminen­te. Vi trovi mondi per divenire possessori dell'eterno giorno. La pace sia con voi». (segue nel riquadro qui a fianco)
 [...]
La folla è in un tumulto di benedizioni.
Gesù si fa largo sorridendo e, per quanto sia alto, non arri­verebbe a fendere la folla se Pietro, Giacomo, Andrea e Gio­vanni non lavorassero di gomito generosamente e si aprissero un varco dal loro angolo sino a Gesù e, poi, lo proteggessero si­no all'uscita nella piazza, dove ora non è più sole.
La visione termina così.

Bene, carissimi, come sempre la meraviglia di queste visioni rapisce i cuori e gli spiriti!
Come dice Gesù, nulla viene aggiunto alla Sua Dottrina, ma tanto viene spiegato e chiarito. E’ come se ogni giorno si percorresse un sentiero che porta su un alto monte ed il panorama  si allargasse sempre più. Non è cambiato il panorama in sé, ma è cambiata la mia posizione rispetto allo stesso! Ecco, questo è l’Opera valtortiana, è una fune che ti trascina verso l’alto, che ti aiuta a vedere e capire sempre nuove cose intorno a te!
 
La Pace sia con voi.
Giovanna

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21/01/2012

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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PRIMA LETTURA (Gn 3,1-5.10)
I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia.
Dal libro del profeta Giona

 
  
SECONDA LETTURA (1Cor 7,29-31)
Passa la figura di questo mondo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

 
 
VANGELO (Mc 1,14-20)
Convertitevi e credete al Vangelo.
+ Dal Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.



CARISSIMI,
IL VANGELO DI MARCO DELLA PROSSIMA DOMENICA SI RIFERISCE ALLE CHIAMATE DEGLI APOSTOLI  INIZIATE COL VANGELO DI DOMENICA SCORSA.
 
Negli scritti valtortiani però le chiamate non sono così immediate e decise come fanno pensare le parole di Marco. Gesù ha infatti avuto modo di conoscere i 4 pescatori, come già abbiamo visto domenica scorsa  e prima che Gesù li chiami in maniera definitiva passa un po’ di tempo in modo che essi possano conoscerlo e fidarsi di Lui.

Prima compirà per loro anche il grande miracolo della pesca miracolosa.
 
Quante prove Gesù ha dato prima di chiedere di essere creduto come Messia!! Chi non ha voluto crederlo non ha scusanti e non ne avrà nell'Ultimo Giorno, nel giorno terribile del Giudizio Universale: chi non avrà creduto a Gesù non potrà mai dire di non essere stato messo in grado di poterlo fare, ma dovrà riconoscere di non averlo voluto fare!!
 
 
Maria Valtorta: L'Evangelo come mi è stato rivelato. Volume I - [65.1-3] - ed. CEV
 
1E riprende sulle parole di Gesù:
«Quando a primavera tutto fiorisce, l'uomo del campo dice, contento: “Avrò molto frutto”. E giubila in cuor suo per questa speranza. Ma dalla primavera all'autunno, dal mese dei fiori a quello della frutta, quanti giorni, quanti venti, e piogge, e sole, e burrasche hanno da passare, e talora guerre o crudeltà di potenti, e malattie delle piante, e talora malattie dell'uomo del campo, per cui - non più scalzate e rincalzate, irrigate, potate, sorrette, pulite - le piante, promettenti gran frutto, intristiscono e muoiono o totalmente o nel loro raccolto!
Voi mi seguite. Voi mi amate. Voi, come piante a primavera, vi ornate di propositi e di amore. Veramente Israele in quest'alba del mio apostolato è come le nostre dolci campagne nel luminoso mese di nisam. Ma udite. Come arsione di siccità, verrà Satana a bruciarvi col suo alito che mi invidia. Verrà il mondo col suo vento gelato a ghiacciare il vostro fiorire. Verranno le passioni come burrasche. Verrà il tedio come pioggia ostinata. Tutti i nemici miei e vostri verranno per isterilire ciò che dovrebbe venire da questa santa vostra tendenza a fiorire in Dio. Io ve ne avverto, perché so.
Ma tutto allor sarà perso, quando Io, come agricoltore malato - più che malato, morto - più non potrò dare a voi parole e miracoli? No. Io semino e coltivo sinché è il mio tempo. Poi su voi crescerà e maturerà, se voi farete buona guardia.
Guardate quel fico della casa di Simone di Giona. Chi lo piantò non trovò il punto giusto e propizio. Messo a dimora presso l'umido muro di settentrione, sarebbe morto se da sé stesso non avesse voluto tutelarsi per vivere. Ed ha cercato sole e luce. Eccolo là, tutto piegato, ma forte e fiero, che beve dall'aurora il sole, e se ne fa succo per i suoi cento e cento e cento dolci frutti. Si è difeso da sé. Ha detto: “Il Creatore m'ha voluto per dar gioia e cibo all'uomo. Io voglio che il suo volere abbia a compagno il mio!”. Un fico! Una pianta senza parola! Senza anima! E voi, figli di Dio, figli dell'uomo, sarete da meno della legnosa pianta?
Fate buona guardia, per dar frutti di vita eterna. Io vi coltivo, e per ultimo vi darò un succo che più potente non ne esiste. Non fate che Satana rida sulle rovine del mio lavoro, del mio sacrificio e della vostra anima. Cercate la luce. Cercate il sole. Cercate la forza. Cercate la vita. Io sono la Vita, Forza, Sole, Luce di chi mi ama. Qui sono per portare voi là da dove Io sono venuto. Qui parlo per chiamarvi tutti e additarvi la Legge dai dieci comandi che dànno la vita eterna. E con consiglio d'amore vi dico: “Amate Dio e il prossimo”. Condizione prima per compiere tutto ogni altro bene. Il più santo dei dieci comandi santi. Amate. Coloro che ameranno, in Dio, Dio e il prossimo, e per il Signore Iddio, avranno in Terra e in Cielo la pace per loro tenda e per loro corona».
La gente si allontana a fatica dopo la benedizione di Gesù. Non ci sono malati ne poveri.
2Gesù dice a Simone: «Chiama anche gli altri due. Andiamo sul lago a gettare la rete».

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«Maestro, ho le braccia rotte dall'aver gettato e rialzato la rete per tutta la notte, e per nulla. Il pesce è nel profondo e chissà dove».
«Fa quel che ti dico, Pietro. Ascolta sempre chi ti ama».
«Farò quel che Tu dici, per rispetto alla tua parola», e chiama forte i garzoni e anche Giacomo e Giovanni. «Usciamo alla pesca. Il Maestro lo vuole». E mentre si allontanano dice a Gesù: «Però, Maestro, ti assicuro che non è ora propizia. A quest'ora i pesci chissà dove sono a riposo!…».
Gesù, seduto a prora, sorride e tace.
Fanno un arco di cerchio sul lago e poi gettano la rete. Pochi minuti di attesa e poi la barca riceve scosse strane, dato che il lago è liscio come il vetro fuso sotto il sole ormai alto.
«Ma questo è pesce, Maestro!», dice Pietro ad occhi spalancati.
Gesù sorride e tace.
«Issa! Issa!», ordina Pietro ai garzoni. Ma la barca piega di bordo dal lato della rete.
«Ohè! Giacomo! Giovanni! Presto! Venite! Coi remi! Presto!».
Quelli corrono e gli sforzi delle due ciurme riescono ad issare la rete senza sciupare la preda.
Le barche accostano. Sono proprio unite. Un cesto, due, cinque, dieci. Sono tutti pieni di preda stupenda, e ce ne sono ancor tanti di pesci guizzanti nella rete: argento e bronzo vivo che si muove per sfuggire alla morte. Allora non c'è che un rimedio: rovesciare il resto nel fondo delle barche. Lo fanno, e il fondo è tutto un agitarsi di vite in agonia. La ciurma è dentro a questa dovizia sino e oltre il malleolo, e le barche affondano oltre la linea di immersione per il peso eccessivo.
«A terra! Vira! Forza! Di vela! Attenti al fondale! Pertiche pronte per riparare l'urto! È troppo il peso!».
3Finché dura la manovra, Pietro non riflette. Ma giunti a terra lo fa. Capisce. Ne ha sgomento. «Maestro Signore! Allontanati da me! Io sono uomo peccatore. Non son degno di starti presso!». È in ginocchio sul greto umido.
Gesù lo guarda e sorride. «Alzati! Seguimi! Più non ti lascio! D'ora in poi tu sarai pescatore di uomini, e con te questi tuoi compagni. Non temete più nulla. Io vi chiamo. Venite!».
«Subito, Signore. Voi occupatevi delle barche. Portate tutto a Zebedeo e a mio cognato. Andiamo. Tutti per Te, Gesù! Sia benedetto l'Eterno per questa elezione».
E la visione ha termine.
 
 
La Pace sia con voi.
Giovanna
 

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14/01/2012

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde
 
PRIMA LETTURA (1Sam 3,3-10.19)
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.
Dal primo libro di Samuèle

 
SECONDA LETTURA (1Cor 6,13-15.17-20) 
I vostri corpi sono membra di Cristo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi


VANGELO (Gv 1,35-42) 
Videro dove dimorava e rimasero con lui.
Dal Vangelo secondo Giovanni
 
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

 
Carissimi,
il Vangelo di domenica prossima ci invita a riflettere sull'incontro di Gesù con Giovanni e Giacomo e poi con Andrea e Simone che sarà poi chiamato  Cefa (Pietra) ) da Gesù. 
Vediamo ora di comparare, come sempre il testo valtortiano con i Vangeli canonici e notare le eventuali differenze.  Nel testo valtortiano è Giovanni Evangelista che riporta le parole dette dal Battista a Gesù e lo fa nel suo primo incontro con Gesù, dopo che Lui è rientrato dal deserto. 
Quello che però vorrei farvi notare sono  le frasi iniziali di questo brano del Vangelo che possono essere fraintese se lette così come ci vengono presentate.  Infatti, noi sappiamo dai sinottici che Gesù prima di iniziare la sua missione va nel deserto a prepararsi e là rimane a digiunare per ben 40 giorni e sappiamo anche che al Suo rientro non ritrova più il Battista in quanto già arrestato e imprigionato da Erode.
Questo errore (probabilmente di interpretazione), negli scritti valtortiani, è stato corretto da Gesù stesso:
 "...Prevengo anche un'osservazione. Dice Giovanni nel suo Vangelo, parlando dell'incontro con Me: "E il giorno seguen­te". Sembra perciò che il Battista mi indicasse il giorno se­guente al battesimo e subito Giovanni e Giacomo mi seguis­sero. Cosa che contrasta con quanto dissero gli altri evangeli­sti circa i quaranta giorni passati nel deserto.
Ma leggete co­sì: "(Avvenuto ormai l'arresto di Giovanni) un giorno in se­guito i due discepoli di Giovanni Battista, ai quali egli mi aveva indicato dicendo: 'Ecco l'Agnello di Dio', rivedendomi, mi chia­marono e mi seguirono". Dopo il mio ritorno dal deserto. E insieme tornammo sulle rive del lago di Galilea, dove Io avevo preso rifugio per iniziare da lì la mia evangelizzazione, e i due parlarono di Me - dopo esser stati con Me per tutto il cammino e per un'intera giornata nella casa ospitale di un amico di casa mia, del parentado - agli altri pescatori. Ma l'iniziativa fu di Giovanni, al quale la volontà di penitenza ave­va reso l'anima, già tanto limpida per la sua purezza, un ca­polavoro di limpidità su cui la Verità si rifletteva nitidamen­te, dandogli anche la santa audacia dei puri e dei generosi, che non temono mai di farsi avanti dove vedono che vi è Dio, e verità e dottrina e via di Dio. Quanto l'ho amato per questa sua semplice ed eroica caratteristica! ».
Da: Maria Valtorta - L'Evangelo - vol. 1 - cap. 47 -   ed. CEV) - Il primo incontro con Giovanni Evangelista
 Ora, io non posso pensare che l'errore lo abbia fatto Giovanni il quale  ben sapeva di aver aspettato 40 giorni, prima di rivedere il Cristo e quindi penso lo si possa cercare in una cattiva traduzione o interpretazione dei testi giovannei, perché questo è riscontrabile indipendentemente dai testi valtortiani, basta confrontare i 4 vangeli e non leggere solo l’uno senza gli altri o solo gli altri senza l’uno.
Ma vediamo ora di capire come sono veramente andate le cose e come avvenne questo incontro fra Gesù e Giovanni Evangelista e poi con gli altri tre pescatori del Mare di Galilea:   
25 febbraio 1944.
1Vedo Gesù che cammina lungo la striscia verde che co­steggia il Giordano. E' tornato su per giù al posto che ha visto il suo battesimo. Presso il guado che pare fosse molto conosciuto e frequentato per passare all'altra sponda verso la Perea. Ma il luogo, dianzi tanto affollato di gente, ora appare spopolato. Solo qualche viandante, a piedi o a cavallo di asini o cavalli, lo percorre. Gesù pare non accorgersene neppure. Procede per la sua strada risalendo a nord, come assorto nei suoi pensieri.
Quando giunge all'altezza del guado incrocia un gruppo di uomini di età diverse, che discutono animatamente fra loro e che poi si separano, parte andando verso sud e parte risalen­do a nord. Fra quelli che si dirigono a nord vedo esservi Gio­vanni e Giacomo.
2Giovanni vede per primo Gesù e lo indica al fratello e ai compagni. Parlano fra loro per un poco e poi Giovanni si dà a camminare velocemente per raggiungere Gesù. Giacomo lo segue più piano. Gli altri non se ne occupano. Camminano len­tamente, discutendo. Quando Giovanni è presso a Gesù, alle sue spalle, lontano appena un due o tre metri, grida: «Agnello di Dio che levi i peccati del mondo! »
Gesù si volge e lo guarda. I due sono a pochi passi l'uno dall'altro. Si osservano. Gesù col suo aspetto serio e indagatore. Giovanni col suo occhio puro e ridente nel bel viso giovani­le che pare di fanciulla. Gli si dànno si e no vent'anni, e sulla gota rosata non vi è altro segno che quello di una peluria bion­da, che pare una velatura d'oro.
«Chi cerchi?» chiede Gesù.
«Te, Maestro».
«Come sai che sono maestro?».
«Me lo ha detto il Battista».
«E allora perché mi chiami Agnello? ».
«Perché ti ho udito indicare così da lui un giorno che Tu passavi, poco più di un mese fa». ((G Ecco vedete Giovanni è perfettamente conscio che è passato più di un mese da quando il Battista lo ha chiamato “Agnello di Dio!” e tra l’altro il gruppo di uomini incontrati sono appena rientrati dal luogo dove era prigioniero il Battista.))
«Che vuoi da Me?».
«Che Tu ci dica le parole di vita eterna e che ci consoli».
«Ma chi sei? ».
«Giovanni di Zebedeo sono, e questo è Giacomo mio fratello.Siamo di Galilea. Pescatori siamo. Ma siamo pure discepo­li di Giovanni. Egli ci diceva parole di vita e noi lo ascoltava­mo, perché vogliamo seguire Dio e con la penitenza meritare il suo perdono, preparando le vie del cuore alla venuta del Mes­sia. Tu lo sei. Giovanni l'ha detto, perché ha visto il segno del­la Colomba posarsi su Te. A noi l'ha detto: "Ecco l'Agnello di Dio". Io ti dico: Agnello di Dio, che togli i peccati del mon­do, dàcci la pace, perché non abbiamo più chi ci guidi e l'ani­ma è turbata ».
«Dove è Giovanni?».
«Erode l'ha preso. In prigione è, a Macheronte. I più fedeli fra i suoi hanno tentato di liberarlo. Ma non si può. Torniamo di là.3Lasciaci venire con Te, Maestro. Mostraci dove abiti».
«Venite. Ma sapete cosa chiedete? Chi mi segue dovrà tut­to lasciare: e casa, e parenti, e modo di pensare, e vita anche. Io vi farò miei discepoli e miei amici, se volete. Ma Io non ho ricchezze e protezioni. Sono, e più lo sarò, povero sino a non avere dove posare il capo e perseguitato più di sperduta peco­ra dai lupi. La mia dottrina è ancor più severa di quella di Gio­vanni, perché interdice anche il risentimento. Non tanto al­l'esterno si volge, quanto allo spirito. Rinascere dovrete se vo­lete essere miei. Lo volete voi fare? ».
«Sì, Maestro. Tu solo hai parole che ci dànno luce. Esse scendono e, dove era tenebra di desolazione perché privi di gui­da, mettono chiarore di sole ».
«Venite, dunque, e andiamo. Vi ammaestrerò per via». … (da: L’Evangelo – vol. I- cap. 47 – ed. CEV)
 (segue nel riquadro qui accanto).
 

Buona lettura e meditazione.
La pace sia con voi.
Giovanna
 

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07/01/2012

BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO B)

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Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: Bianco
 
PRIMA LETTURA (Is 55,1-11)
Venite all’acqua: ascoltate e vivrete.
Dal libro del profeta Isaìa

  
SECONDA LETTURA (1Gv 5,1-9)
Lo Spirito, l’acqua e il sangue.
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
 
VANGELO (Mc 1,7-11)
Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.
+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».


Carissimi tutti,
il Battesimo di Gesù al Giordano potete scaricarlo nel riquadro qui a fianco dal blog di Maria Valtorta e quindi preferisco, anche in questo caso, trascrivervi ANCORA UNA VOLTA qui di seguito i commenti di Gesù relativamente a questo fatto, anche perché il Suo dolce rimprovero e la Sua ansia di salvezza sembrano proprio rivolti a noi uomini del terzo millennio che sempre meno attenti siamo alla Sua Voce:  " Ebbene, Io non desisto. Io mi ripeto per salvarvi, per portarvi alla fede in Me. ":
 
4 febbraio 1944.
 
6Dice Gesù:
«Giovanni non aveva bisogno del segno per se stesso. Il suo spirito, presantificato sin dal ventre di sua madre, era possessore di quella vista di intelligenza soprannaturale che sarebbe stata di tutti gli uomini senza la colpa di Adamo.
Se l'uomo fosse rimasto in grazia, in innocenza, in fedeltà col suo Creatore, avrebbe visto Dio attraverso le apparenze esterne. Nella Genesi è detto che il Signore Iddio parlava familiarmente con l'uomo innocente e che l'uomo non tramortiva a quella voce, non si ingannava nel discernerla. Così era la sorte dell'uomo: vedere e capire Iddio proprio come un figlio fa col genitore. Poi è venuta la colpa, e l'uomo non ha più osato guardare Dio, non ha più saputo vedere e comprendere Iddio. E sempre meno lo sa.
Ma Giovanni, il mio cugino Giovanni, era stata mondato dalla colpa quando la Piena di Grazia s'era curvata amorosa ad abbracciare la già sterile ed allora feconda Elisabetta. Il fanciullino nel suo seno era balzato di giubilo, sentendo cadere la scaglia della colpa dalla sua anima come crosta che cade da una piaga che guarisce. Lo Spirito Santo, che aveva fatto di Maria la Madre del Salvatore, iniziò la sua opera di salvazione, attraverso Maria, vivo Ciborio della Salvezza incarnata, su questo nascituro, destinato ad essere a Me unito non tanto per il sangue quanto per la missione, che fece di noi come le labbra che formano la parola. Giovanni le labbra, Io la Parola. Egli il Precursore nell'Evangelo e nella sorte di martirio. Io, colui che perfeziona della mia divina perfezione l'Evangelo iniziato da Giovanni ed il martirio per la difesa della Legge di Dio.

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Giovanni non aveva bisogno di nessun segno. Ma alla ottusità degli altri il segno era necessario. Su cosa avrebbe fondato Giovanni la sua asserzione, se non su una prova innegabile che gli occhi dei tardi e le orecchie dei pesanti avessero percepita?
7Io pure non avevo bisogno di battesimo. Ma la sapienza del Signore aveva giudicato esser quello l'attimo e il modo dell'incontro. E, traendo Giovanni dal suo speco nel deserto e Me dalla mia casa, ci unì in quell'ora per aprire su Me i Cieli e farne scendere Se stesso, Colomba divina, su Colui che avrebbe battezzato gli uomini con tal Colomba, e farne scendere l'annuncio, ancor più potente di quello angelico perché del Padre mio: “Ecco il mio Figlio diletto col quale mi sono compiaciuto”. Perché gli uomini non avessero scuse o dubbi nel seguirmi e nel non seguirmi.
8 Le manifestazione del Cristo sono state molte. La prima, dopo la Nascita, fu quella dei Magi, la seconda nel Tempio, la terza sulle rive del Giordano. Poi vennero le infinite altre che ti farò conoscere, poiché i miei miracoli sono manifestazioni della mia natura divina, sino alle ultime della Risurrezione e Ascensione al Cielo.
La mia patria fu piena delle mie manifestazioni. Come seme gettato ai quattro punti cardinali, esse avvennero in ogni strato e luogo della vita: ai pastori, ai potenti, ai dotti, agli increduli, ai peccatori, ai sacerdoti, ai dominatori, ai bambini, ai soldati, agli ebrei, ai gentili. Anche ora esse si ripetono. Ma, come allora, il mondo non le accoglie. Anzi non accoglie le attuali e dimentica le passate. Ebbene, Io non desisto. Io mi ripeto per salvarvi, per portarvi alla fede in Me.
9Sai, Maria, quello che fai? Quello che faccio, anzi, nel mostrarti il Vangelo? Un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Tu lo hai desiderato con preghiere ardenti. Non mi limito più alla parola. Li stanca e li stacca. È una colpa, ma è così. Ricorro alla visione, e del mio Vangelo, e la spiego per renderla più chiara e attraente.
A te do il conforto del vedere. A tutti do il modo di desiderare di conoscermi. E, se ancora non servirà e come crudeli bambini getteranno il dono senza capirne il valore, a te resterà il mio dono e ad essi il mio sdegno. Potrò una volta ancora fare l'antico rimprovero: “Abbiamo sonato e non avete ballato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto”.
Ma non importa. Lasciamo che essi, gli inconvertibili, accumulino sul loro capo i carboni ardenti, e volgiamoci alle pecorelle che cercano di conoscere il Pastore. Io son Quello, e tu sei la verga che le conduci a Me».

Buona e profonda meditazione!
La pace sia con voi.
Giovanna
 

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06/01/2012

Commenti di Gesù sull'Adorazione dei Magi

CARISSIMI TUTTI,
VISTO CHE L'ADORAZIONE DEI MAGI POTETE TROVARLA NEL RIQUADRO QUI A DESTRA ALL'INTERNO DELLA LITURGIA DELLE DOMENICHE, VI TRASCRIVO OGGI QUESTI COMMENTI DI GESÙ PROPRIO A RIGUARDO DEL LORO VIAGGIO E DELLE RAGIONI CHE LI SPINSERO AD ANDARE A CERCARLO PER ADORARLO. SONO NOTIZIE CHE NESSUN VANGELO CI RIPORTA E CHE ACCENDONO FASCI DI LUCE VERAMENTE STUPENDI SULLA VITA E SULLA PRIMISSIMA INFANZIA DEL RE DEI RE!!  
BUONA LETTURA E SOPRATTUTTO BUONA MEDITAZIONE FACENDO ATTENZIONE IN PARTICOLARE AI PUNTI IN GRASSETTO O SOTTOLINEATI CHE SONO DEGNI DELLA MASSIMA ATTENZIONE.

Dice Gesù: «Ed ora? Che dirvi ora, o anime che sentite morire la fede? Quei Savi d'oriente non avevano nulla che li assicurasse della verità. Nulla di soprannaturale. Solo il calcolo astronomico e la loro riflessione che una vita integra faceva perfetta. Eppure hanno avuto fede. Fede in tutto: fede nella scienza, fede nella coscienza, fede nella bontà divina.
Per la scienza hanno creduto al segno della stella nuova, che non poteva che esser "quella", attesa da secoli dall'umanità: il Messia. 

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Esempio di cometa: la cometa Hale-Bopp 

 
Per la coscienza hanno avuto fede nella voce della stessa che, ricevendo " voci " celesti, diceva loro: "È quella stella che segna l'avvento del Messia". Per la bontà hanno avuto fede che Dio non li avrebbe ingannati e, poiché la loro intenzione era retta, li avrebbe aiutati in ogni modo per giungere allo scopo. E sono riusciti.
 Essi soli, fra tanti studiosi dei segni, hanno compreso quel segno, perché essi soli avevano nell'anima l'ansia di conoscere le parole di Dio con un fine retto, che aveva a principale pensiero quello di dare subito a Dio lode ed onore.
Non cercavano un utile proprio. Anzi vanno incontro a fatiche e spese, e nulla chiedono di compenso che sia umano. Chiedono soltanto che Dio di loro si ricordi e li salvi per l'eternità. Come non hanno nessun pensiero di futuro compenso umano, così non hanno, quando decidono il viaggio, nessuna umana preoccupazione.
Voi vi sareste messi mille cavilli: "Come farò a fare tanto viaggio in paesi e fra popoli di lingua diver­sa? Mi crederanno o mi imprigioneranno come spia? Che aiuto mi daranno nel passare deserti e fiumi e monti? E il caldo? E il vento degli altipiani? E le febbri stagnanti lungo le zone paludose? E le fiumane gonfiate dalle piogge? E il cibo diverso? E il diverso linguaggio? E... e... e ". Così ragionate voi.
Essi non ragionano così. Dicono con sincera e santa audacia: "Tu, o Dio, ci leggi nel cuore e vedi che fine perseguiamo. Nelle tue mani ci affidiamo. Concedici la gioia sovrumana di adorare la tua Seconda Persona fatta Carne per la salute del mondo". Basta.
E si mettono in cammino dalle Indie lontane. (Gesù mi dice poi che per Indie vuol dire l'Asia meridionale, dove ora è Turchestan, Afganistan e Persia). Dalle catene mongoliche sulle quali spaziano unicamente le aquile e gli avvoltoi e Dio parla col rombo dei venti e dei torrenti e scrive parole di mistero sulle pagine sterminate dei nevai.
Dalle terre in cui nasce il Nilo e procede, vena verde azzurra, incontro all'azzurro cuore del Mediterraneo, né picchi, né selve, né arene, oceani asciutti e più pericolosi di quelli marini, fermano il loro andare. E la stella brilla sulle loro notti, negando loro di dormire.

       Quando si cerca Dio, le abitudini animali devono cedere alle impazienze e alle necessità sopraumane. La stella li prende da settentrione, da oriente e da meridione, e per un miracolo di Dio procede per tutti e tre verso un punto, come, per un altro miracolo, li riunisce dopo tante miglia in quel punto, e per un altro dà loro, anticipando la sapienza pentecostale, il dono di intendersi e di farsi intendere così come è nel Paradiso, dove si parla un'unica lingua, quella di Dio. (segue nel riquadro qui a fianco)


La pace sia con voi.
Giovanna
 

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