26/11/2011

S. Cecilia, vergine e martire e S. Valeriano

225px-Francesco_Francia,_Oratorio_di_Santa_Cecilia,_the_Marriage_of_Cecilia_and_Valerian.jpg

DAGLI SCRITTI DI MARIA VALTORTA

  
Una bella e lunga visione che non ha nulla a che fare con la Santa penitente che io ho sempre amata tanto. La scrivo aggiungendo fogli a questo quaderno perché sono sola e prendo quanto ho sotto mano.
Vedo le catacombe. Per quanto io non sia maistata nelle catacombe, capisco che sono esse. Quali non so. Vedo oscuri meandri di stretti corridoi scavati nella terra, bassi e umidi, fatti tutti a giravolte come un labirinto. Si cammina diritti e sembra di poter continuare, al massimo di poter svoltare in un altro corridoio, invece ci si trova di fronte una parete terrosa e occorre svoltare, tornare indietro sino a ritrovare un altro corridoio che vada oltre. [...] 
 
La Messa ha termine. I cristiani si affollano intorno al Pontefice per esserne benedetti anche singolarmente e per accomiatarsi dalla vergine a cui si è rivolto il Pontefice. Questi saluti avvengono però in una sala vicina, una anticamera, direi, della chiesa vera e propria. E avvengono quando la vergine, dopo una preghiera più lunga di tutte degli altri presenti, si alza dal suo posto, si prostra ai piedi dell’altare e ne bacia il bordo. Pare proprio un cervo che non sappia staccarsi dalla sua fonte d’acqua pura.
Sento che la chiamano: “Cecilia, Cecilia” e la vedo, finalmente, in viso, perché ora è ritta presso il Pontefice e si è un poco sollevato il velo. È bellissima e giovanissima. Alta, formosa con grazia, molto signorile nel tratto, con una bella voce e un sorriso e uno sguardo d’angelo. Dei cristiani la salutano con lacrime, altri con sorrisi. Alcuni le dicono come mai si è potuta decidere a nozze terrene, altri se non teme l’ira del patrizio quando la scoprirà cristiana.
Una vergine si rammarica che ella rinunci alla verginità. Risponde Cecilia a lei per rispondere a tutti: “Ti sbagli, Balbina. Io non rinuncio a nessuna verginità. A Dio ho sacrato il mio corpo come il mio cuore e a Lui resto fedele. Amo Dio più dei parenti. Ma li amo ancora tanto da non volerli portare a morte prima che Dio li chiami. Amo Gesù, Sposo eterno, più d’ogni uomo. Ma amo gli uomini tanto da ricorrere a questo mezzo per non perdere l’anima di Valeriano. Egli mi ama, ed io castamente lo amo, perfettamente lo amo, tanto da volerlo avere meco nella Luce e nella Verità. Non temo le sue ire. Spero nel Signore per vincere. Spero in Gesù per cristianizzare lo sposo terreno. Ma se non vincerò  in  questo,  e  martirio  mi  verrà dato, vincerò più presto la mia corona. Ma no!... Io vedo tre corone scendere dal Cielo: due uguali e una fatta di tre ordini di gemme. Le due uguali sono tutte rosse di rubini. La terza è di due fasce di rubini intorno e un grande cordone di perle purissime. Esse ci attendono. Non temete per me. La potenza del Signore mi difenderà. In questa chiesa ci troveremo presto uniti per salutare dei nuovi fratelli. Addio. In Dio”.
Escono dalle catacombe. Si avvolgono tutti in mantelli scuri e sgattaiolano per le vie ancora semioscure perché l’alba è appena appena al suo inizio.
Seguo Cecilia che va insieme a un diacono e a delle vergini. Alla porta di un vasto fabbricato si lasciano. Cecilia entra con due vergini sole. Forse due ancelle. Il portinaio però deve essere cristiano perché saluta così: “Pace a te!”.
Cecilia si ritira nelle sue stanze e insieme alle due prega e poi si fa preparare per le nozze. La pettinano molto bene. Le infilano una finissima veste di lana candidissima, ornata di una greca in ricamo bianco su bianco. Sembra ricamata in argento e perle. Le mettono monili alle orecchie, alle dita, al collo, ai polsi.
La casa si anima. Entrano matrone e altre ancelle. Un via vai festoso e continuo.
Poi assisto a quello che credo sia lo sposalizio pagano. Ossia l’arrivo dello sposo fra musiche e invitati e delle cerimonie di saluti e aspersioni e simili storie, e poi la partenza in lettiga verso la casa dello sposo tutta parata a festa. Noto che Cecilia passa sotto archi di bende di lana bianca e di rami che mi paiono mirto e si ferma davanti al larario, credo, dove vi sono nuove cerimonie di aspersioni e di formule. Vedo a odo i due darsi la mano e dire la frase rituale: “Dove tu, Caio, io Caia”.
Vi è tanta di quella gente e su per giù tutta in vesti uguali: toghe, toghe e toghe, che non capisco quale sia il sacerdote del rito e se c’è. Mi pare di avere il capogiro.
Poi Cecilia, tenuta per mano dallo sposo, fa il giro dell’atrio (non so se dico bene), insomma della sala a nicchie e colonne dove è il larario, e saluta le statue degli antenati di Valeriano, credo. E poscia passa sotto nuovi archi di mirto ed entra nella vera casa. Sulla soglia le offrono doni e, fra l’altro, una rocca e un fuso. Glie la offre una vecchia matrona. Non so chi sia.
La festa si inizia col solito banchetto romano e dura fra canti e danze. La sala è ricchissima come tutta la casa. Vi è un cortile ‑ credo si chiami impluvio, ma non ricordo bene i nomi della edilizia romana né so se li applico giusti ‑ che è un gioiello di fontane, statue e aiuole. Il triclinio è fra questo e il giardino folto e fiorito che è oltre la casa. Fra i cespugli, statue di marmo e fontane bellissime.
Mi sembra passi molto tempo perché la sera scende. Si vede che per i romani non c’erano le tessere 12. Il banchetto non finisce mai. È vero che vi sono soste di canti e danze. Ma insomma... (Segue nel riquadro qui a fianco)
 

06:39 Scritto da: dio_amore in Religione | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

25/11/2011

I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B)

BA010.jpg

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Viola

 
PRIMA LETTURA (Is 63,16-17.19; 64,2-7)
Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Dal libro del profeta Isaìa

 

 

SECONDA LETTURA (1Cor 1,3-9)
Aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
 
VANGELO (Mc 13,33-37)
Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà.
+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
 
Carissimi,
anche il Vangelo di Marco di domenica prossima fa parte di quel lunghissimo e faticosissimo Mercoledì Santo che così bene ci riporta Maria Valtorta e che potete trovare sul blog di Maria Valtorta : mariavaltorta.myblog.it all'interno del riquadro della Settimana Santa.  Vi trascrivo quindi solo il pezzo centrale, anche perché quello che Gesù disse in quel giorno che precede di poco la Sua Passione e Morte è quanto di più difficile si possa trovare sia nei Vangeli che nei testi valtortiani. Si tratta infatti di varie parti del Vangelo riunite, di parabole e spiegazioni sulla fine del Tempio, sulla seconda venuta di Gesù e sulla fine del mondo, nonché del susseguente Giudizio Universale. 
 
Nel testo che vi riporto ho cercato di evidenziare o sottolineare come al solito i punti più rimarchevoli di riscontro con i testi evangelici.
 
Maria Valtorta: L'Evangelo come mi è stato rivelato. [596.1 e 48-49]
 
1Gesù entra nel Tempio ancor più affollato che nei giorni precedenti. È tutto bianco oggi, nella sua veste di lino. È una giornata afosa.
Va ad adorare nell'atrio degli Israeliti e poi va ai portici, seguito da un codazzo di gente, mentre altra ha già preso le migliori posizioni sotto i porticati, e la maggioranza sono gentili che, non potendo andare oltre il primo cortile, oltre il portico dei Pagani, hanno approfittato del fatto che gli ebrei hanno seguito il Cristo per prendere posizioni di favore. [...]
 
 
"[...]Vegliate dunque perché non sapete a che ora verrà il vostro Signore. Ripensate a questo: se il capo di famiglia sapesse a che ora viene il ladro, veglierebbe e non lascerebbe spogliare la sua casa. Quindi vegliate e pregate, stando sempre preparati alla venuta, senza che i vostri cuori cadano in torpore, per abuso e intemperanza di ogni specie, e i vostri spiriti siano fatti distratti e ottusi alle cose del Cielo dalle eccessive cure per le cose della Terra, e il laccio della morte non vi colga improvviso quando siete impreparati. Perché, ricordate, tutti avete a morire. Tutti gli uomini, nati che siano, devono morire, ed è una singola venuta del Cristo questa morte e questo susseguente giudizio, che avrà il suo ripetersi universale alla venuta solenne del Figlio dell'uomo.
49Che sarà mai di quel servo fedele e prudente, preposto dal padrone ad amministrare il cibo ai domestici in sua assenza? Beata sorte egli avrà se il suo padrone, tornando all'improvviso, lo trova a fare ciò che deve con solerzia, giustizia e amore. In verità vi dico che gli dirà: “Vieni, servo buono e fedele. Tu hai meritato il mio premio. Tieni, amministra tutti i miei beni”. Ma se egli pareva, e non era, buono e fedele, e nell'interno suo era cattivo come all'esterno era ipocrita, e partito il padrone dirà in cuor suo: “Il padrone tarderà a tornare! Diamoci al bel tempo”, e comincerà a battere e malmenare i conservi, facendo usura su loro nel cibo e in ogni altra cosa per avere maggior denaro da consumare coi gozzovigliatori e ubriaconi, che avverrà? Che il padrone tornerà all'improvviso, quando il servo non se lo pensa vicino, e verrà scoperto il suo malfare, gli verrà levato posto e denaro, e sarà cacciato dove giustizia vuole. E ivi starà." [...] 
 
 
Buona lettura e meditazione.
La Pace sia con voi.
 
 
Giovanna

06:34 Scritto da: dio_amore in Religione | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

18/11/2011

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

 

AO340.jpg

Grado della Celebrazione: SOLENNITA'
Colore liturgico: Bianco
 
PRIMA LETTURA (Ez 34,11-12.15-17)
Voi siete mio gregge, io giudicherò tra pecora e pecora.
Dal libro del profeta Ezechièle
 
 
SECONDA LETTURA (1Cor 15,20-26.28) 
Consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

 
 
VANGELO (Mt 25,31-46) 
Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri.
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
 
Carissimi,
come avrete notato, il Vangelo della prossima ultima domenica di questo anno (A) ci propone il Giudizio Finale così come riportatoci da Matteo.
Queste parole di Gesù fanno  però parte di un lunghissimo discorso che Egli tenne nel Mercoledì Santo (in parte già riportato nelle settimane scorse).
Dagli scritti di Maria Valtorta possiamo avere la conferma che questo giudizio avverrà quando tutti gli uomini saranno morti e non come tanti pensano (mal interpretando il Credo: "verrà a giudicare i vivi e i morti"), con persone ancora vive sulla terra. Gesù infatti ben precisa che tutti gli uomini: "ricomposti dopo essere stati cenere per tanto tempo"..."staranno ritti davanti al Figlio dell'uomo...".
Maria Valtorta precisa infatti che quella frase del Credo va interpretata in questo modo: "I Vivi" sono quelli che si sono salvati ed i "morti" quelli che si sono dannati!

 

a7409be61bistina.jpg

 Maria Valtorta: L'Evangelo come mi è stato rivelato. [596.50-51] 
 
[…] 50Tutti là accolti davanti al Figlio dell'uomo. Una moltitudine infinita di corpi, restituiti dalla terra e dal mare e ricomposti dopo essere stati cenere per tanto tempo. E gli spiriti nei corpi. Ad ogni carne tornata sugli scheletri corrisponderà il proprio spirito, quello che l'animava un tempo. E staranno ritti davanti al Figlio dell'uomo, splendido nella sua Maestà divina, seduto sul trono della sua gloria sorretto dai suoi angeli.
Ed Egli separerà uomini da uomini, mettendo da un lato i buoni e dall'altro i cattivi, come un pastore separa le pecorelle dai capretti, e metterà le sue pecore a destra e i capri a sinistra. E dirà con voce dolce e benigno aspetto a quelli che, pacifici e belli di una bellezza gloriosa nello splendore del corpo santo, lo guarderanno con tutto l'amore del loro cuore: “Venite, o benedetti dal Padre mio, prendete possesso del Regno preparato per voi sino dall'origine del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui pellegrino e mi ospitaste, fui nudo e mi rivestiste, malato e mi visitaste, prigioniero e veniste a portarmi conforto”.
E i giusti gli chiederanno: “Quando mai, Signore, ti vedemmo affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti vedemmo pellegrino e ti abbiamo accolto, nudo e ti abbiamo rivestito? Quando ti vedemmo infermo e carcerato e siamo venuti a visitarti?”.
E il Re dei Re dirà loro: “In verità vi dico: quando avete fatto una di queste cose ad uno di questi minimi fra i miei fratelli, allora lo avete fatto a Me”.
E poi si volgerà a quelli che saranno alla sua sinistra e dirà loro, severo nel volto, e suoi sguardi saranno come saette fulminanti i reprobi, e nella sua voce tuonerà l'ira di Dio: “Via di qua! Via da Me, o maledetti! nel fuoco eterno preparato dal furore di Dio per il demonio e gli angeli tenebrosi e per coloro che li hanno ascoltati nelle loro voci di libidine triplice e oscena. Io ebbi fame e non mi sfamaste, sete e non mi dissetaste, fui nudo e non mi rivestiste, pellegrino e mi respingeste, infermo e carcerato e non mi visitaste. Perché non avevate che una legge: il piacere del vostro io “.
Ed essi gli diranno: “Quando ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo, pellegrino, infermo, carcerato? In verità noi non ti abbiamo conosciuto. Non eravamo, quando Tu eri sulla Terra”.
Ed Egli risponderà loro: “È vero. Non mi avete conosciuto. Perché non eravate quando Io ero sulla Terra. Ma avete però conosciuto la mia Parola e avete avuto i poveri fra voi, gli affamati, i sitibondi, i nudi, i malati, i carcerati. Perché non è già detto che coloro che mi ebbero fra loro fossero misericordiosi col Figlio dell'uomo. Non sapete che nei miei fratelli Io sono, e dove è uno di essi che soffra là sono Io, e che ciò che non avete fatto ad uno di questi miei minori fratelli lo avete negato a Me, Primogenito degli uomini? Andate e ardete nel vostro egoismo. Andate, e vi fascino le tenebre e il gelo perché tenebra e gelo foste, pur conoscendo dove era la Luce e il Fuoco d'Amore”.
E costoro andranno all'eterno supplizio, mentre i giusti entreranno nella vita eterna.
Queste le cose future…
51Ora andate. E non dividetevi fra voi. Io vado con Giovanni e sarò a voi a metà della prima vigilia, per la cena e per andare poi alle nostre istruzioni». (Vedi anche il relativo riquadro qui di fianco)
 
 
La Pace sia con voi.
Giovanna

 

06:29 Scritto da: dio_amore in Religione | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

11/11/2011

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

AO330.jpg

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde
 
PRIMA LETTURA (Pr 31,10-13.19-20.30-31)
La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani.
Dal libro dei Proverbi
 
SECONDA LETTURA (1Ts 5,1-6) 
Non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
 
VANGELO (Mt 25,14-30) 
Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. 
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. 
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Carissimi,
vi trasmetto come al solito il Vangelo della prossima domenica anche secondo gli scritti di Maria Valtorta, in modo da mettervi in condizione di poterlo meditare con i vostri gruppi in tempo debito.
 
 
 
LA PARABOLA DEI TALENTI

AO330.jpg

Gesù riprende calmo a esporre con la parabola il suo pen­siero:
«Un uomo, essendo in procinto di fare un lungo viaggio e una lunga assenza, chiamò tutti i suoi servi e consegnò a loro tutti i suoi beni. A chi diede cinque talenti d'argento, a chi due d'argento, a chi uno solo d'oro. A ciascuno a seconda del suo grado e della sua abilità. E poi partì.
Ora, il servo che aveva avuto cinque talenti d'argento andò a negoziare con accortezza i suoi talenti, e dopo qualche tempo essi gliene procurarono altri cinque.
Quello che aveva avuto due talenti d'argento fece lo stesso e raddoppiò la somma avu­ta.
Ma quello al quale il padrone aveva più dato - un talento d'oro schietto - preso dalla paura di non saper fare, dei ladri, di mille cose chimeriche, e soprattutto dall'infingardia, fece una grande buca in terra e vi nascose il denaro del suo padrone.
Passarono molti e molti mesi e tornò il padrone. Chiamò su­bito i suoi servi perché rendessero il denaro avuto in deposito.
Venne quello che aveva avuto cinque talenti d'argento e dis­se: "Ecco, mio signore. Tu me ne desti cinque. Io, parendomi male di non fare fruttare quanto mi avevi dato, mi sono indu­striato e ti ho guadagnato altri cinque talenti. Di più non ho potuto...".
"Bene, molto bene, servo buono e fedele. Sei stato fedele nel poco, volonteroso e onesto. Ti darò autorità su mol­to. Entra nella gioia del tuo signore".
Poi venne l'altro dei due talenti e disse: "Mi sono permesso di usare i tuoi beni per tuo utile. Ecco qui i conti che ti mostrano come ho usato il tuo denaro. Vedi? Erano due talenti d'argento. Ora sono quattro. Sei contento, mio signore?".
E il padrone det­te al servo buono la stessa risposta data al primo servo.
Venne per ultimo quello che, godendo della massima fiducia del padrone, aveva avuto dallo stesso il talento d'oro. Lo svolse dalla sua custodia e disse: "Tu mi hai affidato il maggior valo­re, perché mi sai prudente e fedele, così come io so che tu sei in­transigente ed esigente e che non tolleri perdite nel tuo denaro, ma se disgrazia ti incoglie ti rifai su chi ti è prossimo, perché in verità mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai spar­so, non condonando uno spicciolo al tuo banchiere o al tuo fat­tore, per nessuna ragione. Tanto deve essere il denaro quanto tu dici. Ora io, temendo di sminuire questo tesoro, l'ho preso e l'ho nascosto. Non mi sono fidato di nessuno, neppure di me stesso. Ora l'ho dissotterrato e te lo rendo. Eccoti il tuo talento".
"O servo iniquo ed infingardo! In verità tu non mi hai ama­to, poiché non mi hai conosciuto e non hai amato il mio benes­sere perché l'hai lasciato inerte. Hai tradito la stima che avevo posta in te, e da te stesso ti smentisci, ti accusi e condanni. Tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso. E perché allora non hai fatto che io potessi mietere e raccogliere? Così rispondi alla mia fiducia? Così mi conosci? Perché non hai portato il denaro ai banchieri, che lo avrei al ritorno ritirato con gli interessi? A questo con particolare cura ti avevo istruito, e tu, stolto infingardo, non ne hai fatto conto. Ti sia dunque levato il talento e ogni altro bene e sia dato a quello che ha i dieci talenti".
"Ma colui ne ha già dieci, mentre questo ne resta privo...", gli obbiettarono.
"Bene sta. A chi ha e, su quanto ha, lavora, sarà dato più ancora e fino alla sovrabbondanza. Ma a chi non ha, perché non volle avere, sarà tolto anche quello che gli fu dato.
Riguar­do al servo disutile, che ha tradito la fiducia mia e lasciato inerti i doni datigli, gettatelo fuori dalla mia proprietà e vada piangendo e rodendosi in cuor suo.
Questa è la parabola. Come tu vedi, o rabbi, a chi più aveva meno restò, perché non seppe meritare di conservare il dono di Dio.
E non è detto che uno di quelli che tu chiami discepoli so­lo di nome, aventi ben poco da negoziare perciò, e anche fra chi, ascoltandomi solo per accidente, come tu dici, e avendo per unica moneta l'anima, non giungano ad avere il talento d'oro, e i frutti dello stesso anche, che verrà levato ad uno dei più beneficati.
 Infinite sono le sorprese del Signore, perché in­finite sono le reazioni dell'uomo. Vedrete gentili giungere alla Vita eterna e samaritani possedere il Cielo, e vedrete israeliti puri e seguaci miei perdere il Cielo e l'eterna Vita».
Gesù tace e, come volesse troncare ogni discussione, si vol­ge verso la cinta del Tempio.

(Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, vol. IV, cap. 281, ed. CEV) 
 
 
Buona meditazione e la Pace sia con voi.
Giovanna
 
 

23:22 Scritto da: dio_amore in Religione | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

09/11/2011

12 ottobre 1961 - 12 ottobre 2011

Maria%20Valtorta%20-%20Primo%20piano%20(mini).jpg

 
Carissimi tutti,

con grande gioia vi riporto il link di un breve video sul Convegno per il 50° della nascita al cielo di Maria Valtorta, che si è tenuto il 12 e 15 ottobre 2011 alla SS. Annunziata di Firenze. Le riprese sono state fatte dal nostro amico Vinicio che è ora anche un iscritto al nostro gruppo di Maria Valtorta. Grazie mille Vinicio per averci permesso di avere questo ricordo!

La pace sia con voi.
Giovanna

P.S La musica di sottofondo è quella della Ninna Nanna cantata dalla Vergine a Gesù Bambino e ascoltata da Maria Valtorta durante una visione.

 

http://www.youtube.com/watch?v=zgb6PiZ3ls0

Potete cercarlo su YOUTUBE con le seguenti chiavi di ricerca:(chiamate TAG)
Maria Valtorta + Piccolo Giovanni + Little John + Violetta della Croce + Cinquantesimo + PG + MV
 

06:22 Scritto da: dio_amore in Religione | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

04/11/2011

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

AO320.jpg

Grado della Celebrazione: DOMENICA

Colore liturgico: Verde

 
 
 



PRIMA LETTURA (Sap 6,12-16)
La sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano.
 
Dal libro della Sapienza

 
SECONDA LETTURA (1Ts 4,13-18)
Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.
 
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

 
VANGELO (Mt 25,1-13)
Ecco lo sposo! Andategli incontro!
 
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».


 Carissimi,
nella prossima XXXII domenica del T.O. ci troviamo a meditare su una famosissima parabola. Sono certa però che dopo averla riletta dagli scritti di Maria Valtorta questo testo sarà compreso molto meglio, in quanto potremo leggere anche le spiegazioni che diede Gesù ai Suoi ascoltatori, fra i quali c'era anche la Sua SS. Madre.

Maria Valtorta,“L’Evangelo come mi è stato rivelato” - Volume III -  Capitolo 206 – ed. CEV

Le vergini savie e stolte.

a_DarioWolf--Le_vergini_sagge_e_le_vergini_stolte.jpg

1 luglio 1945
 
Alla presenza dei contadini di Giocana, di Isacco e molti discepoli, delle donne fra cui è Maria Santissima e Marta, e molti di Betania, Gesù parla. Tutti gli apostoli sono presenti. Il bambino (Marziam) seduto di fronte a Gesù, non perde una parola. Il discorso deve essere iniziato da poco perché ancora viene della gente...
Dice Gesù: «...è per questo timore che sento così vivo in molti, che voglio oggi proporvi una dolce parabola. Dolce per gli uomini di buona volontà, amara per gli altri. Ma costoro hanno il modo di abolire questo amaro. Divengano loro pure di buona volontà, e il rimprovero, suscitato dalla parabola nella coscienza, cesserà di essere.
Il Regno dei Cieli è la casa degli sponsali compiuti tra Dio e le anime. Il momento dell'entrata in esso, il giorno degli sponsali.
Or dunque udite. Da noi è costume che le vergini facciano scorta allo sposo che giunge, per condurlo fra lumi e canti alla casa nuziale insieme alla sua dolce sposa. Quando il corteo lascia la casa della sposa, che velata e commossa si dirige al suo posto di regina, in una casa non sua, ma che dal momento in cui ella diviene una carne con lo sposo, sua diventa,  il corteo delle vergini, amiche per lo più della sposa, corre incontro a questi due felici, per circondarli di un anello di luci.
Ora avvenne che in un paese si fece uno sponsale. Mentre gli sposi coi parenti e amici tripudiavano nella casa della sposa, dieci vergini andarono al loro posto, nel vestibolo della casa dello sposo, pronte ad uscire a lui incontro quando un lontano suono di cembali e di canti avesse ad avvertire che gli sposi avevano lasciata la casa della sposa per venire a quella dello sposo. Ma il convito nella casa degli sponsali si prolungava, e scese così la notte. Le vergini, voi lo sapete, tengono sempre le lampade accese per non perdere tempo al momento buono. Ora fra queste dieci vergini, dalle lampade accese e ben lucenti, ve ne erano cinque savie e cinque stolte. Le savie, piene di prudenza, si erano provviste di piccoli vasi pieni d'olio, per potere alimentare le lampade se la durata dell'attesa fosse stata più lunga del prevedibile, mentre le stolte si erano limitate ad empire per bene le lampadette.
Un'ora passò dopo l'altra. Gai discorsi, racconti, facezie rallegrarono l'attesa. Ma poi non seppero più che dire, né che fare. E annoiate, o anche semplicemente stanche, le dieci fanciulle si sedettero più comodamente, con le loro lampade accese e ben vicine, e piano piano si addormentarono. Venne la mezzanotte e si udì un grido: “Ecco lo sposo, andategli incontro!” Le dieci fanciulle sorsero al comando, presero i veli e le ghirlande e si acconciarono, e corsero alla mensola dove erano le lampade. Cinque di esse languivano ormai... Il lucignolo, non più nutrito dall'olio, tutto consumato, fumigava con sprazzi sempre più deboli, pronto a spegnersi al minimo soffio d'aria; mentre le altre cinque lampade, alimentate prima del sonno dalle prudenti, avevano fiamme ancor vive che si fecero ancora più vive per il nuovo olio aggiunto al vasello del lume.
“Oh!” pregarono le stolte, “dateci un poco del vostro olio, perché altrimenti le lampade si spegneranno al solo muoverle. Le vostre sono già belle!...” Ma le prudenti risposero: “Fuori è il vento della notte e cade la guazza a  grosse  gocce.  Mai non basta l'olio per fare una robusta fiamma che possa resistere ai venti e all'umidore. Se ve ne diamo accadrà che a noi pure vacillerà la luce. E ben triste sarebbe il corteo delle vergini senza il palpitare delle fiammelle! Andate, correte dal venditore più vicino, pregate, bussate, fatelo alzare perché vi dia olio”. E quelle, affannate, sgualcendo i veli, macchiandosi le vesti, perdendo le ghirlande nell'urtarsi e nel correre, seguirono il consiglio delle compagne. [...] (Segue nel riquadro qui a fianco)
 
 
Buona meditazione.
Giovanna



 

21:34 Scritto da: dio_amore in Religione | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Tutti gli articoli